Pubblichiamo la nota relativa alla mostra Isola Mito? di Sergio Frau che verrà inaugurata il 1° aprile al Palazzo Regio di Cagliari. http://www.novasdisardara.it/depl_sardegna_p_regio_ca.pdf
Leggi tutto l'articolomartedì 29 marzo 2011
L’Italia del Risorgimento - Gioventù Ribelle
Pubblichiamo la nota stampa della mostra "L'Italia del Risorgimento - Gioventù Ribelle" in corso di esposizione presso la sala Mostre Temporanee di Villanovaforru http://www.novasdisardara.it/notarisorgimento.pdf
Leggi tutto l'articoloUN MODESTO CONTRIBUTO SULLE CELEBRAZIONI PER L’UNITA’ D’ITALIA
Nell’interessante articolo di Roberta ho osservato con piacere alcuni aspetti degni di approfondimento. I sardi non hanno mai preteso che nel curricolo dei programmi scolastici sia previsto l’insegnamento della loro storia, questo è vero e molto grave ma è anche segno evidente di come lo stato centrale forse ancor prima dell’unità festeggiata abbia sempre cercato, con successo, di nasconderla; del resto la scuola è “statale”. A cosa servirà mai questa storia? Forse ad intrattenerci tra le ore tediose di matematica e grammatica? O non servirà magari per cercare di creare una coscienza di appartenenza che ci faccia sentire davvero parte e padroni del nostro territorio e del nostro destino? E’ vissuto nella seconda metà del 1700 un poco conosciuto cappellano luterano del reggimento svizzero che operò in Cagliari dal 1773/1776 e di cui nel 1899 ne pubblicarono Notizie dalla Sardegna; in questo libro è riportata una sua lettera inviata ad un amico tedesco dove dopo avergli raccontato che il Fara e il Vico scrissero in maniera monumentale la Storia della Sardegna aggiunge “che si trattava di opere assai rare perché gli spagnoli prima e i piemontesi appena dopo la sua pubblicazione ne hanno ritirato tutti gli esemplari per strappare dalla memoria del popolo i privilegi che in essa sono distesamente menzionati”. http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_87_20060731130058.pdf Il contesto di collaborazione citato da Roberta bisognerebbe vederlo alla luce dei moti antifeudali guidati da G.M. Angioj, come noto soffocati nel sangue. Carlo Felice o Feroce come lo ebbero scherzosamente ribattezzato fu un altro sovrano illuminato, quando ancora viceré raccomandò di non mostrare pietà nel reprimere le rivolte di Thiesi e Santulussurgiu del 1800. Ricordo che il termine reprimere non significava certo “arresti domiciliari”. Altro contesto di collaborazione lo si conobbe durante il tentativo di rivolta dell’avvocato Cadeddu al tempo della crisi economica del 1812 (“s’annu doxi” anno di terribile carestia di cui si ha ancora oggi memoria, l’anno prossimo ne ricorre il bicentenario…) nota come la congiura di Palabanda, soffocata nel sangue anche questa. A precedere l’unità d’Italia per noi sardi fu la rinuncia degli antichi diritti derivanti dall’essere Regno di Sardegna e sanciti dall’accordo di Londra. La fusione perfetta del 1848, in concomitanza con gli eventi della prima guerra di indipendenza, come noto fu richiesta al Re dai rappresentanti degli stamenti di alcune delle città sarde più importanti, erano d’accordo i più noti intellettuali sardi. E’ altrettanto noto come pochi anni dopo diversi intellettuali, visti i risultati, criticarono aspramente tale scelta (tra i quali G. Asproni e G.B. Tuveri). Riguardo al Bogino ministro per gli affari di Sardegna, sembra che davvero egli sia stato un riformatore affascinato dalle idee illuministe. Vero è anche che i sardi di quel tempo, e anche di quello successivo, del Bogino avevano un'altra opinione forse perché ne sperimentarono la sua “bontà”. Ancora oggi, per augurare ogni male si esclama “anca ti currat su Buginu!”. Pare che la parola fosse in realtà “su bocinu” il boia, modificata in onore del conte, illuminato si, ma molto incline all’uso del cappio. Se siamo stati storicamente abituati a pensare di essere sempre stati in condizione di subalternità e sudditanza evidentemente questo è il risultato dell’educazione che abbiamo e continuiamo a ricevere. L’insegnamento (negato) della nostra storia ha avuto se non proprio tale obiettivo, ha in ogni caso conseguito tale risultato. Vi risulta che a scuola si racconti la storia ultramillenaria dell’età dei nuraghi? O quella giudicale durata circa cinquecento anni? Io ho due figli di 12 e 13 anni e mai, dico mai è stato detto loro per quale motivo il 28 Aprile, die de sa Sardigna, si fa festa, che vergogna! Come altro dovrebbe sentirsi un popolo al quale si continua a negare, a sua insaputa spesso, il diritto alla conoscenza della sua storia. Come pensate che si senta, ad esempio, un falco, se lo si fa vivere in cattività in un pollaio, e gli si nasconde sa sua vera natura? Vogliamo anche parlare della questione lingua? Come pensate avrebbero reagito per esempio i toscani se avessero tentato di convincerli anche a suon di botte che la loro lingua era solo “àliga” e simbolo di rozzezza e povertà? E’ possibile che per apprendere (giustamente) l’italiano si sia dovuto denigrare, offendere, disprezzare la lingua sarda (e non solo) e quindi l’intima essenza di un popolo? Su questo aspetto ricordo che lo stato italiano è stato recentemente denunciato all’Onu per violazione dei diritti dell’uomo (e questo nonostante l’art. 6 Cost., la L. 482/99 e la L.R. 26/97). Si ricordino le parole di Gramsci sulla lingua. Come mi è già capitato di scrivere in questo stesso blog, ci hanno tagliato la lìngua, nascosto storia e cultura e lasciato in cambio un po’ di folklore, basta vedere quali sono le manifestazioni considerate più “rilevanti” in Sardegna. Cambiando per un attimo argomento, se passerà il piano sul nucleare (mai Deus ddu bollat!) dove pensate che sorgeranno le centrali ora che abbiamo anche un bel cavo “incingiau pròpiu s’àtra dii”, che ci collega al continente. Provate a ragionare al posto di chi sta a Roma, qual è la regione che più di altre si presta? Sia geograficamente, demograficamente, geologicamente che politicamente. Del resto non sopportiamo già il 75% delle servitù militari? Sul federalismo concordo con Roberta, è un’occasione storica, ma solo se non si limiterà come oggi è ad una semplice questione di fiscalità, ma ci permetterà di essere noi stessi, ognuno con le sue specificità di lingua (con l’italiano lingua di tutti, ma si veda la citata L. 482/99), storia, tradizioni, ognuno con pari dignità e pari rappresentatività, anche in Europa e fare così un’Italia più giusta e moderna. Se è vero come io credo che la subordinazione economica è figlia di quella culturale e quindi politica, forse solo questo basterebbe a capire come mai noi oggi siamo tra le regioni più povere d’Italia. Lo stesso piano di Rinascita miseramente fallito era frutto di un modello economico e culturale a noi estraneo imposto da altri. Certamente in questi 150 anni di storia sono migliorate enormemente le nostre condizioni di vita, cosa sarebbe successo se fossimo rimasti con la Spagna non lo sappiamo, probabilmente avremmo forse seguito un destino analogo, che so, a quello delle Baleari (ma almeno la nostra lingua starebbe molto meglio vista la politica della Spagna post franchista). Se fossimo stati ceduti alla Francia come voleva fare il Piemonte, probabilmente avremmo seguito un destino simile a quello della Corsica, e ora parleremmo anche il Francese come Cavour e la casa Savoja (che ironia del destino), se fossimo rimasti con l’Austria come era stato deciso in un primo tempo dagli accordi Utrech del 1713 parleremmo tedesco. Se invece la battaglia contro i catalani del 1419 l’avessero vinta gli Arborea chissà cosa mai saremmo diventati. La storia, ci dicono gli storici, non è fatta di ma e di se e le analisi si fanno alla luce dei fatti accaduti. A proposito per quei pochi o molti che leggono questo blog e che hanno figli in età da lavoro, posso permettermi di chiedere se i loro figli stanno lavorando e se sì dove? Concludo dicendo viva l’Italia, ma quella che rispetta i diritti di tutti, un’Italia in gran parte ancora da costruire e spero che il PD di Sardara, nel suo piccolo vi voglia concorrere. Quindi appuntamento al 28 Aprile con la speranza che lo si festeggi con eguale enfasi ed entusiasmo. Giampaolo Pisu
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martedì 22 marzo 2011
Resoconto dell'operato dell'Amministrazione comunale: riflessioni di una Sardarese delusa
Ho partecipato con grande curiosità all'incontro organizzato dal Sindaco Zucca sabato scorso al Cineteatro di Sardara. Ho partecipato perchè mi interessava ascoltare il resoconto delle attività sostenute negli ultimi cinque anni dall'attuale Giunta, ma soprattutto conoscere all'interno di quale prospettiva queste attività sono state realizzate e quali sono i risultati attesi per lo sviluppo del paese. Ne sono uscita molto delusa per vari motivi: la presenza di appena una 60ina di persone nella platea, intanto, fa intuire che tra i Sardaresi continui a permanere un senso di indifferenza nei confronti della vita politica e amministrativa del paese, in un momento in cui invece condivisione e partecipazione ad un progetto comune dovrebbero essere alla base. Aldilà dell'enumerazione delle opere pubbliche (rotatorie, depuratori, recinzioni, ecc.) che il Sindaco ha rivendicato è mancato, a mio avviso, un cappello progettuale in testa a tutte le attività svolte, permane la sensazione che ogni azione svolta sia stata slegata da un obiettivo, che per la realizzazione di tutte le attività si sia ragionato solo secondo l'ottica dell'urgenza e non anche degli obiettivi a medio e lungo termine, in sostanza che sia mancato da parte dell'amministrazione un coordinamento tra tutte le forze in campo presenti a Sardara. E' mancata persino una minima relazione di intenti tra gli esponenti dei vari assessorati (quelli presenti, perchè c'è da dire che un assessore era pure assente), quasi come se ogni Assessore avesse un proprio feudo autonomo e indipendente dagli altri da gestire e non facesse, piuttosto, parte di una squadra eletta per lavorare al raggiungimento dello stesso risultato, per raggiungere lo stesso traguardo. Questo non vuol dire che buona parte delle cose che sono state fatte non fossero necessarie al paese (penso all'asilo nido di via Trento e all'internet point, che sicuramente sono un servizio utile alla comunità sardarese, molto meno alla piscina che si vuole realizzare nell'area del parco giochi che rischia di diventare, questo si, un cappio al collo per il Comune, visto che numerosi paesi del circondario ne hanno già una in dotazione), ma credo che sia mancata proprio una strategia di base finalizzata al raggiungimento di determinati obiettivi, strategia e obiettivi che sono, evidentemente, mancati sin dal principio.
In sostanza l'impressione che mi ha lasciaro l'incontro di sabato scorso è che si sia persa l'ennesima buona occasione per questa Amministrazione di convincere i Sardaresi di avere avuto e di avere tuttora a cuore il bene di Sardara e non piuttosto (come ha esordito il Sindaco Zucca) soltanto di “avviare un nuovo percorso politico rispetto all'amministrazione precedente”, ho avuto la netta impressione che Sardara si sia fermata per cinque anni, e non solo per la crisi, ma piuttosto perchè, aldilà della realizzazione di varie opere pubbliche, nulla è stato fatto di concreto per le imprese, per la formazione e il lavoro dei giovani, per il turismo. Nessuna politica di sviluppo, né di crescita. E persino sulle Terme continua, a mio avviso, ad esserci una pericolosa miopia su quello che rappresentano per Sardara, nonostante lo stesso Assessore al Turismo abbia sottolineato come, all'indomani del fallimento totale dell'industria in Sardegna e nel Medio Campidano, l'unica strada per la sopravvivenza, prima ancora che per la crescita di Sardara, siano proprio le Terme e l'indotto ad esse legato.
Ma se le Terme e il turismo sono l'unica via di salvezza per Sardara, perchè ancora non si investe veramente su di esse? Perchè si ha tanta fretta di dare in appalto la struttura termale o addirittura di sbarazzarsene, di circoscrivere l'impegno dell'Amministrazione soltanto alla concessione dell'acqua termale o di terreni per la costruzione di nuove strutture alberghiere e non si cerca, piuttosto, di coordinare una piano di crescita sul termalismo che preveda non solo l'apertura dell'Hotel, ma anche l'ottimizzazione dell'area termale, la ristrutturazione dei caseggiati per l'ubicazione di aziende di servizi e commerciali perchè l'area termale sia un centro vivo tutto l'anno, la riattivazione del centro congressi e, soprattutto, un collegamento concreto con il paese fisico e economico, in modo che finalmente Sardara possa sentire che le Terme le appartengono? Perchè non coinvolgere i nostri giovani in percorsi di formazione e professionalizzazione per creare quelle professioni turistiche che ci sono sempre mancate e permetterne l'impiego all'interno delle strutture ricettive e di somministrazione e non solo, avviare anche la realizzazione di nuove aziende e imprese di servizi per potenziare l'indotto e creare nuovi posti di lavoro? E perchè continuare a vedere tutte le risorse turistiche di Sardara (le terme, il castello, l'archeologia) come a sé stanti e non integrate in un programma turistico integrato di fruizione del nostre paese?
Per il Sindaco, invece, le Terme sono solo quello che ha spaccato il paese in due.
Io penso che non siano gli Hotel a spaccare le cose, bensì l'arroganza di chi pensa di potersi sostituire e prendere le decisioni al posto dei cittadino senza la necessaria condivisione democratica con la cittadinanza.
E all'affermazione dell'Assessore Caddeo che, se dovesse essere rieletto, si impegnerà perchè il Comune di Sardara venda l'Hotel ex Eucalipti, perchè “il Comune non deve fare l'imprenditore” dico che occorrerebbe ricordare che nessuno chiede al Comune di fare l'imprenditore o il gestore di alberghi, ma certo gli si chiede la capacità di coordinare un progetto di sviluppo per Sardara che non riguardi solo le Terme, ma tutto il paese. Dico anche che l'Hotel è dei Sardaresi, non del Comune, non della Giunta, e che prendere una decisione così importante senza il coinvolgimento della popolazione in questi intenti è l'ennesima dimostrazione della volontà di sostituirsi alla popolazione senza condividere con essa dei passaggi che non possono essere saltati, atteggiamento che ha caratterizzato l'Amministrazione attuale, che troppo spesso non è stata capace di coindividere, di coinvolgere, di coordinare la crescita di Sardara. Mancanze che hanno provocato l'interruzione e il regresso del paese e che fanno pensare che chi non ha la reale capacità e volontà di mettersi al servizio della comunità e del bene del proprio paese, sempre per il bene della comunità e del proprio paese dovrebbe fare un passo indietro.
Roberta Atzori
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In sostanza l'impressione che mi ha lasciaro l'incontro di sabato scorso è che si sia persa l'ennesima buona occasione per questa Amministrazione di convincere i Sardaresi di avere avuto e di avere tuttora a cuore il bene di Sardara e non piuttosto (come ha esordito il Sindaco Zucca) soltanto di “avviare un nuovo percorso politico rispetto all'amministrazione precedente”, ho avuto la netta impressione che Sardara si sia fermata per cinque anni, e non solo per la crisi, ma piuttosto perchè, aldilà della realizzazione di varie opere pubbliche, nulla è stato fatto di concreto per le imprese, per la formazione e il lavoro dei giovani, per il turismo. Nessuna politica di sviluppo, né di crescita. E persino sulle Terme continua, a mio avviso, ad esserci una pericolosa miopia su quello che rappresentano per Sardara, nonostante lo stesso Assessore al Turismo abbia sottolineato come, all'indomani del fallimento totale dell'industria in Sardegna e nel Medio Campidano, l'unica strada per la sopravvivenza, prima ancora che per la crescita di Sardara, siano proprio le Terme e l'indotto ad esse legato.
Ma se le Terme e il turismo sono l'unica via di salvezza per Sardara, perchè ancora non si investe veramente su di esse? Perchè si ha tanta fretta di dare in appalto la struttura termale o addirittura di sbarazzarsene, di circoscrivere l'impegno dell'Amministrazione soltanto alla concessione dell'acqua termale o di terreni per la costruzione di nuove strutture alberghiere e non si cerca, piuttosto, di coordinare una piano di crescita sul termalismo che preveda non solo l'apertura dell'Hotel, ma anche l'ottimizzazione dell'area termale, la ristrutturazione dei caseggiati per l'ubicazione di aziende di servizi e commerciali perchè l'area termale sia un centro vivo tutto l'anno, la riattivazione del centro congressi e, soprattutto, un collegamento concreto con il paese fisico e economico, in modo che finalmente Sardara possa sentire che le Terme le appartengono? Perchè non coinvolgere i nostri giovani in percorsi di formazione e professionalizzazione per creare quelle professioni turistiche che ci sono sempre mancate e permetterne l'impiego all'interno delle strutture ricettive e di somministrazione e non solo, avviare anche la realizzazione di nuove aziende e imprese di servizi per potenziare l'indotto e creare nuovi posti di lavoro? E perchè continuare a vedere tutte le risorse turistiche di Sardara (le terme, il castello, l'archeologia) come a sé stanti e non integrate in un programma turistico integrato di fruizione del nostre paese?
Per il Sindaco, invece, le Terme sono solo quello che ha spaccato il paese in due.
Io penso che non siano gli Hotel a spaccare le cose, bensì l'arroganza di chi pensa di potersi sostituire e prendere le decisioni al posto dei cittadino senza la necessaria condivisione democratica con la cittadinanza.
E all'affermazione dell'Assessore Caddeo che, se dovesse essere rieletto, si impegnerà perchè il Comune di Sardara venda l'Hotel ex Eucalipti, perchè “il Comune non deve fare l'imprenditore” dico che occorrerebbe ricordare che nessuno chiede al Comune di fare l'imprenditore o il gestore di alberghi, ma certo gli si chiede la capacità di coordinare un progetto di sviluppo per Sardara che non riguardi solo le Terme, ma tutto il paese. Dico anche che l'Hotel è dei Sardaresi, non del Comune, non della Giunta, e che prendere una decisione così importante senza il coinvolgimento della popolazione in questi intenti è l'ennesima dimostrazione della volontà di sostituirsi alla popolazione senza condividere con essa dei passaggi che non possono essere saltati, atteggiamento che ha caratterizzato l'Amministrazione attuale, che troppo spesso non è stata capace di coindividere, di coinvolgere, di coordinare la crescita di Sardara. Mancanze che hanno provocato l'interruzione e il regresso del paese e che fanno pensare che chi non ha la reale capacità e volontà di mettersi al servizio della comunità e del bene del proprio paese, sempre per il bene della comunità e del proprio paese dovrebbe fare un passo indietro.
Roberta Atzori
Il Conte e i contadini
Pubblichiamo la relazione presentata da Roberto Ibba in occasione della manifestazione "Sardara e la Sardegna e i 150 anni dell'Italia unita" che si è svolta giovedì 17 marzo u.s. http://www.novasdisardara.it/il_conte_e_i_contadini.pdf.
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Perchè anche io ho festeggiato i 150 anni dell'unità d'Italia
Dopo tante polemiche a più livelli, ieri siamo finalmente arrivati al tanto atteso 17 marzo, 150° anniversario dalla proclamazione del Regno d'Italia.Oltre alla Lega Nord, protagonista indiscussa di queste polemiche, anche qui in Sardegna abbiamo avuto fasce di dissenso, fortunatamente minoritarie, che hanno interpretato questa ricorrenza come una commemorazione piuttosto che come festa e momento di rinnovata coesione, l'anniversario di un lutto per i Sardi e la Sardegna, il definitivo allontanarsi di un sogno di autonomia e indipendenza, della consacrazione di una “Natzione Sarda”. Sappiamo che non esiste una verità storica assoluta, ma è vero anche che è difficile per un popolo leggere e interpretare una storia che si è sempre voluta negare, cancellare, quasi che facesse paura, a torto, a mio avviso, degli stessi Sardi,che non hanno mai preteso che nelle nostre scuole elementari, medie e superiori si studiasse la storia della Sardegna. E se avessimo studiato la storia sapremmo che l'unità d'Italia non è stata subita come ci insegnano molti luoghi comuni che nei decenni si sono rincorsi, che parlano di una terra schiava e asservita ma che, piuttosto, la Sardegna ha avuto un ruolo fondamentale in questo processo, sia perchè fu il regno di Sardegna, retto dai Savoia, ad espandersi e a diventare Regno d'Italia, sia perchè fu la Sardegna a offrire i principi fondamentali per quello che divenne lo Statuto Albertino prima e, con la proclamazione del Regno d'Italia, carta fondamentale del Regno fin quando non entrò in vigore, il 1º gennaio 1948, la Costituzione della Repubblica italiana. Penso che questi elementi rappresentino una chiave interpretativa del tutto diversa rispetto allo stato di schiavitù che siamo storicamente abituati a pensare, che riabilita totalmente i nostri avi e che testimonia di un rapporto cosciente e fiero, e che mai, come nel caso dei moti antifeudali per il riconoscimento delle prerogative degli stamenti sardi, nonostante le rivolte che culminarono nella cacciata dei piemontesi del 1794, si tramutò in desiderio di indipendenza assoluta dal potere piemontese e della costituzione di un Regno indipendente se non da parte di minoranze esigue, ma piuttosto di un riconoscimento del ruolo degli organismi istituzionali, del Parlamento e delle classi dirigenti sarde, ma sempre in un contesto di collaborazione, di coesistenza con il potere centrale: una lotta per l'autonomia, non per il distacco, il riconoscimento di un'importanza della Sardegna e dei Sardi nell'ottica di un rapporto di collaborazione ma mai di assoggettamento. Del resto è indubbio che fu grazie alla venuta dei Savoia se si fecero molte cose per lo sviluppo e la crescita della Sardegna, perchè i Savoia, di fronte alla prospettiva di caricarsi il mantenimento di un peso morto come doveva allora essere vista allora la Sardegna dal punto di vista delle ricchezze e che non avrebbe prodotto gli sperati introiti per il foraggiamento delle casse del regno, ben pensarono, attraverso l'opera illuminata del ministro Bogino, di applicare delle politiche di razionalizzazione e di sviluppo economico per la nostra isola, intervenendo sul sistema scolastico e universitario, sulla riorganizzazione amministrativa, sul sostegno e la diversificazione dell'agricoltura.
Mi chiedo quante di queste cose sarebbero state fatte se la Sardegna fosse rimasta sola e non avesse accettato il compromesso. Però mi chiedo anche cosa sarebbe successo se i nostri antenati non avessero lottato per rivendicare il ruolo che al Parlamento e ai notabili Sardi veniva sempre più negato.
Dicono che la storia ci insegni sempre qualcosa, e la studiamo anche per trovare nei fatti del passato chiavi interpretative per la soluzione dei problemi di oggi.
Se penso ai fatti storici che hanno portato all'unità d'Italia e li paragono al contesto di questi giorni, in un momento in cui il federalismo sta vedendo la luce, mi chiedo cosa questo possa e debba significare per noi Sardi, se un'opportunità o minaccia. Io penso che debba essere interpretato come opportunità ma solo se, traendo insegnamento da quello che i protagonisti del nostro risorgimento rivendicavano per sé, sapremo raccoglier la sfida di una nuova autonomia dallo stato centrale continuando a sentirci, al contempo, parte della nazione italiana, rivendicando un ruolo importante all'interno di un'Italia federale, rivendicando ciò che è della Sardegna e dei Sardi, ma non in maniera sterile e statica, bensì utilizzando le nostre risorse per la crescita delle nostra terra e della nostra gente. E' questo, a mio avviso, il senso del federalismo nell'unità nazionale, l'unione consapevole di più parti che scelgono di stare assieme, di fare parte dello stesso corpo, nel rispetto delle identità e delle diversità di ciascuno, perchè capiscono che stare assieme fa bene a tutti e non solo a pochi. E se l'unione è consapevole e proattiva, come si fa a sentirsi servi?come si fa a non comprendere l'utilità di essere parte di una nazione fatta di regioni autonome ma federate e sorelle, che hanno in comune storia, lingua, cultura, tradizioni in primis e sviluppo e benessere poi?
E allora viva l'Italia unita, e viva la Sardegna nell'Italia unita!
Roberta Atzori
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Mi chiedo quante di queste cose sarebbero state fatte se la Sardegna fosse rimasta sola e non avesse accettato il compromesso. Però mi chiedo anche cosa sarebbe successo se i nostri antenati non avessero lottato per rivendicare il ruolo che al Parlamento e ai notabili Sardi veniva sempre più negato.
Dicono che la storia ci insegni sempre qualcosa, e la studiamo anche per trovare nei fatti del passato chiavi interpretative per la soluzione dei problemi di oggi.
Se penso ai fatti storici che hanno portato all'unità d'Italia e li paragono al contesto di questi giorni, in un momento in cui il federalismo sta vedendo la luce, mi chiedo cosa questo possa e debba significare per noi Sardi, se un'opportunità o minaccia. Io penso che debba essere interpretato come opportunità ma solo se, traendo insegnamento da quello che i protagonisti del nostro risorgimento rivendicavano per sé, sapremo raccoglier la sfida di una nuova autonomia dallo stato centrale continuando a sentirci, al contempo, parte della nazione italiana, rivendicando un ruolo importante all'interno di un'Italia federale, rivendicando ciò che è della Sardegna e dei Sardi, ma non in maniera sterile e statica, bensì utilizzando le nostre risorse per la crescita delle nostra terra e della nostra gente. E' questo, a mio avviso, il senso del federalismo nell'unità nazionale, l'unione consapevole di più parti che scelgono di stare assieme, di fare parte dello stesso corpo, nel rispetto delle identità e delle diversità di ciascuno, perchè capiscono che stare assieme fa bene a tutti e non solo a pochi. E se l'unione è consapevole e proattiva, come si fa a sentirsi servi?come si fa a non comprendere l'utilità di essere parte di una nazione fatta di regioni autonome ma federate e sorelle, che hanno in comune storia, lingua, cultura, tradizioni in primis e sviluppo e benessere poi?
E allora viva l'Italia unita, e viva la Sardegna nell'Italia unita!
Roberta Atzori
domenica 20 marzo 2011
Intervento del Presidente Napolitano per i 150° dell'Unità d'Italia
Montecitorio, 17/03/2011Intervento del Presidente Napolitano alla Seduta comune del Parlamento in occasionedell'apertura delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia http://www.novasdisardara.it/discorso.pdf
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