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martedì 19 ottobre 2010

SARDARA - PROSPETTIVE DELLA COLTIVAZIONE DEL GRANO IN FUNZIONE DELL’ANDAMENTO DEI MERCATI DEI PRODOTTI DERIVATI

“Su trigu Ariseu oi e cras” con molta carne al fuoco nel convegno della Pro Loco. Tutti gli interventi sullo stato del comparto agroalimentare sono stati unanimi nel sentenziare la crisi terribile che non lascia intravedere “su cras” nel settore. Frantumazione delle aziende che non reggono la concorrenza. Lentezza di burocrazia. Speculatori che fanno crollare i prezzi. Strapotere degli industriali rispetto ai produttori. Errato approccio della politica al comparto malato di assistenzialismo. Gravi responsabilità delle assoc. di categoria. Un comparto che oggi incide poco sul PIL sardo nonostante l’eccellenza del nostro ambiente.
Produciamo amaretti con mandorle portoghesi, salsicce con carne olandese, pasta con grano russo… Malgrado produttori degli oli d’oliva più importanti d’Italia, il 90% di quello che consumiamo è extra-comunitario e non vergine di Sardegna. Buona parte del pescato proviene da fuori (ma non abbiamo il mare intorno?). Maialetti provenienti dal Portogallo spacciati per sardi. Cooperative di produttori di pecorino senza canali di commercializzazione e quindi enormi giacenze. Il 20% di tutto il pane arriva dal continente grazie ai centri commerciali dispensatori di baguettes e di altro pane fresco di surgelatore, precotto di dubbia qualità, pronto per le bocche dei sardi sempre generosi verso le economie straniere.
Produciamo solo il 20% di ciò che consumiamo! E’ questa la cifra della estrema gravità della situazione. Produciamo poco e di questo non consumiamo quasi nulla. Per l’acqua basta vedere quella che ci propinano ristoratori e macchinette selfservice. Meno male che l’aria …
Cosa mai si potrà fare quando alle suddette situazioni si aggiungono quelle legate alla assoluta mancanza di consapevolezza degli operatori turistico-alberghieri e ristoratori che non ci fanno trovare i nostri prodotti sulle tavole. Che fare se nei menù troviamo spesso le trenette al salmone, la pasta sempre con il parmigiano, verdure e persino il prezzemolo che provengono da fuori e non il pecorino, su pane carasau e fratau, ecc. Nei molti villaggi turistici e costa smeralda non si mangia sardo, alla Metro di CA che rifornisce buona parte dei ristoranti del territorio spesso non si trovano prodotti made in Sardinia. Aggiungiamo che in molti casi nei capitolati di appalto per la forniture nelle mense scolastiche i comuni prevedono l’uso del parmigiano: i produttori parmensi naturalmente ringraziano aggiungendo che però non è il caso… Che fare se mugnai e agricoltori produttori di grano/consorzi agrari non si parlano e questi ultimi producono qualità non richieste dal mercato? Cosa mai si potrà fare se il presidente della camera di commercio di CA si vergogna della scuola alberghiera del territorio che non insegna ai futuri operatori del settore la conoscenza dei prodotti locali, indottrinati magari all’uso esclusivo di parmigiano, lasagne, tortellini, anatre all’arancia, salmone, ecc.? Altro esempio di scuola straniera? Certo che con la più alta concentrazione di centri commerciali e McDonald d’Italia volete che ci facciamo mancare il Drive-In?
Non sono situazioni da paese normale. Ci deve essere una qualche ragione di fondo che fa scaturire tutto ciò!
Il capo di Gabinetto dell’ass. reg. agric. parla di “Popolo confuso nella sua visione di insieme del meccanismo economico e sociale” e di “insipienza politica”.
Ci chiediamo se ciò non sia opera di un qualche virus del ceppo del masochismo più deleterio che si trasmette perché trova il giusto humus nella assoluta mancanza di coscienza dei sardi. Si può fare qualcosa per ripristinare un livello normale di consapevolezza anche nella nostra provincia vittima per esempio dello slogan disgraziato “mangia come parli” elaborato da maghi del marketing “stranieri” che ignorano perfino le lingue parlate nella nostra terra? Considerato quel livello e non ritenendo possibile il più adeguato “papa cumenti fueddas” si potrebbe ripiegare su “compra nella tua valle e il tuo paese vivrà”. Quest’ultimo slogan può sintetizzare ciò che tutti i relatori hanno sostenuto e che noi semplici cittadini possiamo seguire già da subito per arginare la drammatica situazione. Peccato che per poter attecchire un simile messaggio abbia bisogno di un senso di appartenenza alla nostra terra che non abbiamo. Sentimenti che solo un’adeguata educazione possono trasmettere e non certo quella che subiamo dagli istituti (dis)educativi: ludoteche, tv, e in primis da una scuola di fatto “straniera”, andate a vedervi programmi e testi scolastici.
Un consiglio gratuito: quando i ristoratori di casa nostra ci propongono menù, pane e bibite made in su corru de sa furca, trattiamoli male e magari andiamocene!
Alcuni importantissimi provvedimenti sono stati proposti: commercio a km zero; creazione di associazioni di produttori per bilanciare lo strapotere degli industriali che oggi decidono i prezzi; certificazione di qualità dei prodotti e allargare i contratti di filiera; il progetto “vivere la campagna” della nostra provincia. Produzione di energia nelle aziende e acqua a basso costo… Ben poca cosa rispetto alla gravità della situazione.
In una terra a grande vocazione turistica alle strutture ricettive alberghiere dobbiamo imporre anche il nostro prodotto visto che esse vivono nel NOSTRO e grazie alla bellezza del NOSTRO territorio. Abbiamo volontà, sovranità e capacità adeguata a casa nostra? O non è casa nostra?
Un popolo che non produce nulla è destinato a scomparire. E’ ciò che sta già accadendo con abbandono di campagne, paesi dell’interno e prepotente ripresa dell’emigrazione. Meno male che con facebook potremo sempre creare il gruppo del “popolo” sardo virtuale. Fra pochi anni dagli attuali 1,6 passeremo a 1,3 milioni, saremo come una tzìpula: la terra col buco in mezzo, marigosa perou; si, il buco determinato dalla cecità della nostra classe politica espressione di un popolo al quale è stata operata una lobotomia cerebrale con totale asportazione della coscienza opera di un’educazione anche scolastica tutta tesa alla totale rimozione della nostra specificità culturale. L’equazione dipendenza culturale = dipendenza economica è sempre valida. E’ necessario dunque invertire la rotta, il recente dibattito in consiglio regionale sui temi della sovranità e statuto fa ben sperare. Ma non drammatizziamo, in palio c’è solo il futuro di questa terra e dei nostri figli.
Un convegno da non perdere
http://www.bibliotecadisangavino.net/index.php?option=com_content&view=article&id=626:su-trigu-ariseu-oi-e-cras&catid=33:chistionai&Itemid=54


Giampaolo Pisu

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sabato 16 ottobre 2010

Lo spezzatino della maggioranza e la politica "ad personam"

Così come evidenziato a suo tempo, la costituzione del gruppo consiliare del P.D.L. ha rappresentato solo il primo tassello di una crisi che inizia a percepirsi con nitidezza. Che il momento non fosse tra i più favorevoli per la maggioranza si è percepito in consiglio comunale dove aldilà della fiducia di facciata espressa al sindaco, gran parte dei consiglieri e degli assessori si muove ormai in ordine sparso (ognuno pro domo sua) in un clima di resa dei conti finale. Ora però il malessere si acuisce ulteriormente e si concretizza attraverso le dimissioni dell'assessore all'agricoltura,certamente uno fra i più polemici nei confronti dell'operato del sindaco e dell'attuale V.Sindaco. Le motivazioni adotte dallo stesso e formalizzate con comunicazione ufficiale (prot. n.0010800 del 1171072010) evidenziano ancora una volta l'incapacità da parte della maggioranza di procedere nelle scelte attraverso processi di partecipazione democratica. Sempre dalla comunicazione emergerebbe tra le altre cose che il sindaco si sia attivato per promuovere petizioni popolari attinenti alle deleghe assegnate all'assessore ad insaputa dello stesso. Un apparente paradosso se si pensa ad un operazione che il sindaco avrebbe dovuto gestire in piena sinergia con il suo assessore ma che invece è sfociata in una plateale polemica contro un membro del suo esecutivo e quindi anche contro se stesso. In realtà é questo un atteggiamento solo in apparenza inspiegabile volto al logoramento e all'indebolimento dello stesso assessore reo probabilmente di non rispondere a logiche meramente servili. Sulla base di ciò appare più chiara anche la rinuncia da parte dell'amministrazione al cofinanziamento relativo al risparmio energetico e sul cui bando portato avanti dall'assessore sembrerebbe essere venuta meno la volontà politica. Tutto questo sebbene di estema gravità non deve comunque stupire visto la già manifestata ritrosia del Primo cittadino verso il confronto e la discussione e l'incapacità dimostrata in questi anni nel rispondere politicamente e democraticamente a qualunque forma di dissenso. In questi anni inoltre il suo agire e quello di gran parte della giunta si è caratterizzato per il sistematico perseguimento di scelte funzionali al soddisfacimento di interssi individuali e non certo collettivi. E' un modello profondamente sbagliato perchè si fonda su presupposti sbagliati. Si parte cioè da esigenze personali e in relazione ad esse si costituiscono schemi certamente redditizi per i singoli richiedenti ma dai benefici inadeguati per la comunità. Un processo pericoloso perchè introduce il concetto di discrezionalità ledendo il principio di uguaglianza e dando facoltà all'amministrazione di suddividire i cittadini tra buoni e cattivi. E' con queste logiche che si è proceduto a vendere i terreni comunali ubicati nel compendio termale così come si è proceduto analogamente per la bozza di convenzione relativa alla monetizzazione dei parcheggi per le attività commerciali. Un operazione quest'ultima costruita a tavolino per favorire amici e parenti. Alla luce di ciò occorre ribaltare questa concezione. E' doveroso ripartire da esigenze collettive sostanziate da un sistema di regole oggettive garantendo così pari opportunità fra i cittadini nel perseguimento di interessi certo anche individuali ma nell'ottica di una crescita complessiva dell'intera comunità. E' una battaglia ancora una volta di regole, di legalità, di trasparenza che abbiamo il dovere di perseguire per ripristinare nel paese i giusti canoni di convivenza civile e democratica. Andrea Caddeo http://www.novasdisardara.it/dimissioni%20assessore%20serra.pdf

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venerdì 15 ottobre 2010

LA MONETIZZAZIONE DEI PARCHEGGI


Cos'è la monetizzazione dei parcheggi? Nell'ultima sua ultima riunione il Consiglio comunale si è diviso su questa frase un po' oscura. Sono sorti forti contrasti all'interno della stessa maggioranza e persino della giunta municipale, ma non si è capito bene che cosa effettivamente si voglia fare e come. Il sindaco infatti non è riuscito a spiegarla.
L'unico documento all'attenzione dei consiglieri era lo schema di un contratto, da stipulare e da depositare poi presso l'Ufficio del Registro, per cedere parcheggi adiacenti a esercizi commerciali. Non è stato chiarito a sufficienza che cosa si voglia vendere, se si intenda concedere pezzi di strada o il loro uso, né se si voglia darli ai proprietari degli stabili o agli esercenti. Non è risultato chiaro quanti parcheggi, in quali strade, per quanti anni, per quale tipo di attività commerciale si vorrebbe monetizzare. Né è stato indicato il prezzo della cessione.
Quando un'amministrazione comunale vuole vendere qualcosa, ad esempio un lotto di terreno nei piani per l'edilizia economica e popolare o nei piani per gli insediamenti produttivi, individua con precisione i lotti, stabilisce il prezzo, le condizioni di vendita (in proprietà o in diritto di superficie, l'eventuale rateizzazione ed il tasso di interesse...), i requisiti degli acquirenti...Approva un progetto, un Regolamento apposito e il testo di bando pubblico con lo schema di domanda degli interessati.
Tutti gli enti, compresa la Regione sarda, quando vogliono cedere qualcosa o anche concedere un finanziamento o un contributo, devono rispettare le direttiva dell'Unione europea e le leggi che impongono la pubblicazione di bandi pubblici, la formazione di graduatorie, il rispetto di forme specifiche di pubblicità.
A Sardara chi amministra preferisce tenere le mani libere e assumere decisioni “ad personam”, che possono favorire ora questo ora quello. Per scongiurarlo sarebbe invece auspicabile che il sindaco facesse chiarezza durante la prossima riunione del Consiglio comunale.
Ciò che si è già capito è che la questione ha a che fare col traffico dei veicoli, con la viabilità pubblica e con le attività commerciali. Siccome non si può essere favorevoli o contrari “a prescindere” è opportuno avviare una discussione pubblica, che dia cioè conto ai consiglieri comunali e ai cittadini di tutti gli elementi necessari per decidere bene.
E' vero infatti che a Sardara esiste un problema di parcheggi per gli abitanti e per i clienti di attività commerciali e di servizio. Basta passare in via Umberto per toccarlo con mano. La segnaletica stradale è molto carente e non tiene conto del progressivo intensificarsi del traffico e dall'aumento del numero delle automobili. Il servizio di vigilanza è inesistente e talvolta, specialmente dopo le vicende dell'autovelox, viene da pensare che siano state date direttive politiche per non esercitarla e per non sanzionare chi contravviene. Sono stati collocati molti cartelli che limitano l'orario di sosta, ma sono stati abbandonati a se stessi. La conseguenza è il caos, il disagio ed anche il pericolo per chi frequenta municipio, farmacia, ufficio postale, negozi.
Nella realtà locale cosa significa quindi “monetizzare i parcheggi”? Vuol dire vendere i parcheggi per le auto private dei commercianti o regolarne l'uso per i soli clienti? Chi deve gestire il parcheggio: il negoziante o la polizia urbana? E ancora se dovesse chiudere l'attività commerciale il parcheggio resterebbe in dotazione allo stabile privato? Si può parlare di monetizzazione senza predisporre un piano dei parcheggi individuando il loro numero strada per strada?
Se col piano dei parcheggi fosse acclarata la necessità della monetizzazione per sostenere il settore commerciale a che prezzo sarebbe giusto cederli? Come si vede molti aspetti del problema vanno approfonditi.
Un grande Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, era solito ricordare che occorre “conoscere per deliberare”. Vale anche per il Consiglio comunale di Sardara.

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martedì 12 ottobre 2010

Terme: Un esempio da seguire.

Da circa 10 anni frequento Bagno di Romagna (FC), un piccolo centro termale di circa seimila abitanti dell’appennino Tosco-Romagnolo a circa 500 mt. S.l.m..
Nel centro termale le acque scaturiscono da due sorgenti: la prima dà acqua bicarbonato-alcalina-sulfurea ipertermale (45° C.) e viene utilizzata per bagni, fanghi e grotte, efficace nella cura di malattie vascolari, osteoarticolari e ginecologiche. La seconda è sulfurea fredda (12°C.) e viene usata per terapie inalatorie, nelle patologie respiratorie e otorinolaringoiatriche. Il complesso termale è attrezzato anche per terapie riabilitative ed estetiche. L’economia prevalente è legata al turismo termale. Nel suo territorio vi sono tre alberghi termali che dispongono di circa 700 posti letto che praticano tutte le cure termali dai fanghi alle inalatorie e riabilitative. Tutti convenzionati con S.S.N. INPS, INAIL e Ministero Difesa. Le strutture sono moderne o recentemente restaurate e adeguate, sono aperte tutto l’anno e offrono, oltre ai soggiorni per un ciclo di cure (fangoterapia e bagnoterapia) di due settimane, pacchetti di fine settimana per Beauty Farm, medicina estetica, massaggi, saune, fitness ecc.
Esiste inoltre una rete di alberghi da una a quattro stelle, pensioni, appartamenti e camere in affitto sparsi nel raggio di 10 km quasi tutti finalizzati ad ospitare persone che usufruiscono di prestazioni termali e annessi presso le suddette strutture termali. Come si nota l’offerta è vasta e diversificata, si trovano prezzi per tutte le tasche. In questi anni ho notato un costante miglioramento , sia delle strutture che dell’accoglienza. L’organizzazione e il lavoro in sinergia sono impeccabili. Il tempo libero è occupato da una serie di eventi che offrono piacevoli svaghi ai soggiornanti: Serate danzanti, mostre d’arte, conferenze, concerti, cinema, escursioni in montagna, fiere, sagre ecc., alcune gratuite, altre a pagamento. Esistono anche diversi percorsi pedonali nelle colline circostanti attrezzati per esercizi ginnici e un percorso degli gnomi per i più piccoli. L’area delle terme è collegata alla frazione di S.Piero in Bagno sede municipale con una pista ciclabile e pedonale di circa due km. Il piccolo centro dove sussistono gli alberghi termali è ben curato e pulito. L’organizzazione commerciale è quella tradizionale dei piccoli negozi a conduzione familiare, nessun super o ipermercato. Il mercatino rionale si svolge due volte a settimana.
Il Comune è Bandiera Arancione del T.C. Attualmente non ho dati da confrontare sull’occupazione ma ritengo che sia molto alta, soprattutto nelle attività termali e nell’indotto.
Detto questo mi chiedo: Sardara ha l’acqua termale e un’albergo che pratica le cure termali; tre alberghi (uno purtroppo chiuso), case da affittare che dovrebbero ospitare le persone che non trovano posto nell’albergo termale; il centro storico; l’ambiente; i beni culturali; la Bandiera Arancione . Le basi ci sono tutte, ma lo sviluppo è ancora lontano. Cosa si dovrebbe fare per avvicinare Sardara a Bagno di Romagna? Anzitutto migliorare, ampliare e diversificare l’offerta relativa alle cure e al benessere; curare l’accoglienza mettendo a disposizione del soggiornante più servizi : Trasporti e collegamenti tra Sardara il centro termale e le strutture sanitarie (piste ciclabili e pedonali, servizi automobilistici ecc); fruizione di ambiente, natura e beni culturali con itinerari consigliati finalizzati alla scoperta del territorio; percorsi vita; eventi di arte, cultura, sport, gastronomia, congressi, fiere ecc. Più informazione: Dove dormire, dove mangiare, dove fare shopping, mappe del territorio comunale e circostante con più indicazioni stradali e turistiche.
Per fare tutto questo cosa ci vuole? Anzitutto la consapevolezza delle enormi opportunità di sviluppo economico che offrono le terme (bisogna crederci!!). Coinvolgimento della Provincia e della Regione (in Emilia Romagna le terme sono sponsorizzate e pubblicizzate da Regione e province).
Livio MELIS

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venerdì 8 ottobre 2010

CONFLITTO COMUNE – DENUGHES

Pubblichiamo una lettera trasmessa al Comune dal legale di Cateldoria Salute e Benessere nella quale viene ricostruita la vicenda dell'albergo termale dal punto di vista della società.

Ciascuno potrà farsi un'idea della situazione. E' comunque grave la confusione a cui si è pervenuti ed il fatto che tutto sia ormai in mano agli avvocati, che parlano di danni, risarcimenti, contenziosi... e che stanno già facendo pervenire robuste parcelle, che il Comune sta pagando. Se si fosse seguita la strada della legalità e della trasparenza non saremo a questo punto. Sarebbe bastato tener un po' conto degli allarmi dati dalla minoranza in Consiglio comunale e da Novas. Invece si è preferito aprire un conflitto molto aspro anche con loro. http://www.novasdisardara.it/denughes_avvocato.pdf

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Relazione incontro dibattito P.D. del 02/10/2010

Chi crede veramente nella buona politica non può non provare un motto di sdegno nel guardare allo scenario attuale. Si configura con chiarezza l'immagine desolante di una politica ridotta a mera compravendita, dove tutto ha un prezzo,dove tutto è permesso, dove idealità e progettualità lasciano spazio ad interessi individuali o di gruppi di potere intenti con tutti i mezzi a salvaguardare rendite personali.
Un modello quello berlusconiano che in questi anni ha favorito l'illegalità in dispregio delle leggi,delle regole,delle istituzioni. Un degrado progressivo che ha portato all'imbarbarimento del tessuto sociale e politico. E' un paese il nostro che disperde quell'insieme di valori che si sostanziano attraverso concetti quali "etica" e "moralità" ed in cui emerge con forza una nuova "questione morale", purtroppo non percepita con la giusta consapevolezza e la necessaria severità con la quale andrebbe affrontata. E' questo un governo da cui é difficile dissentire perchè improntato sulla demolizione dell'avversario politico attraverso l'utilizzo della forza devastante dei media di propietà, impegnati continuativamente in campagne di discredito e di diffamazione. Un modo per zittire, per intimorire, per allontanare dall'impegno e dalla partecipazione democratica chi si macchia dell'enorme colpa di pensarla diversamente dal padrone. Una maggioranza di" teatranti" che determina sempre con maggiore nitidezza un solco invalicabile tra il palazzo e la via reale dei cittadini in una società in cui aumentano le disuguaglianze e con esse il malessere e le conflittùalità. A riprova di ciò e in piena contininuità con l'implosione berlusconiana, il centro destra sardo conferma ogni giorno di più la propria inadeguatezza. Mentre la crisi si evidenzia in tutta la sua gravità, mentre i pastori manifestano per rivendicare il diritto ad un lavoro dignitoso, Cappellacci incurante delle criticità ma da buon ragioniere fà di conto nel tentativo di saziare gli appettiti di potere degli alleati recalcitranti. Anche localmente si ritrovano purtroppo gran parte delle distorsioni riscontrate a più livelli. Vi è infatti una questione prettamente concettuale alla base delle scelte fin quì effettuate dagli attuali amministratori. Sin dall'insediamento occorreva cioè dimostrare che tutto quello fatto nelle precedenti legislature fosse sbagliato e per sostanziare ciò si sono imbastite campagne d'odio e di veleni sfociate talvolta in vere e proprie contrapposizioni personali. Ecco quindi che gli avversari si trasformano in nemici e in quanto tali vanno demoliti politicamente e personalmente. Il tutto confezionato con l'ausilio della stampa amica da sempre al servizio di questa maggioranza. Chi amministra dimentica però che l'arroganza, i rancori, l'invidia favoriscono la perdita di lucidità e determinano scelte talvolta inopportune.Incurante di ciò e in simbiosi con i metodi adottati dal governo,il centro destra locale si è dimostrato da subito allergico al confronto nel tentativo di riportare al silenzio le voci considerate scomode. Tentativi esplicitati a volte con le intimidazioni,altre volte con le minacce,fino ad arrivare alle veree proprie diffide. Lo fà forse perchè in questi anni il P.D.in tutte le sue articolazioni ha denunciato POLITICAMENTE l'esigenza di tornare alla legalità e alla trasparenza sulla base di processi virtuosi ed eticamente irreprensibili. Lo fà forse perchè il P.D ha palesato gravi distorsioni emerse durante i lavori svolti all'interno della struttura termale,perchè ha cercato di ostacolare operazioni funzionali a possibili speculazioni edilizie,perchè a suo tempo si è schierato contro l'utilizzo indiscriminato dell'autovelox,in ultimo perchè fermamente contrario dinanzi all'insensibilità della giunta verso quelle categorie che più di tutte avvertono gli effetti della crisi come i disoccupati di lungo corso e i più deboli. Sono stati cancellati infatti i cantieri comunali che rappresentano una delle poche boccate d'ossigeno per i lavoratori in difficoltà e per le loro famiglie, passando di fatto da uno stanziamento di 120.000 € a soli 20.000 €. Non cè traccia inoltre delle decine di attività produttive pronte ad insediarsi nel P.I.P così come più volte sbandierato in campagna elettorale prima e in consiglio comunale poi. Ora a distanza di tempo veniamo a sapere che la giunta attraverso il proprio avvocato di fiducia chiede ai nuovi gestori della struttura alberghiera di conoscere con quali crismi si sono svolti i lavori all'interno della stessa. Ci chiediamo:ma fino ad oggi dov'erano? Ed ancora: In questo modo non confermano la validità delle nostre tesi?(fino ad oggi avversate). Un operazione verità che ha portato il sindaco ad esautorare l'ormai ex Vice Sindaco protagonista di una conduzione amministrativa definita poco"attenta"all'insaputa dello stesso e dell'intera giunta. Una tesi che non convince,volta a trasformare responsabilità comuni in responsabilità individuali e che di fatto ha sancito la nascita del gruppo consiliare del P.D.L., determinando la presenza di due gruppi diversi all'interno della maggioranza e di conseguenza esplicitando formalmente la spaccatura. A fronte di questo quadro a dir poco desolante, ognuno di noi si deve sentir investito di una grande responsabilità. Occorre far ripartire il paese e per farlo bisogna creare i presupposti politico programmatici per arrivare alla prossima competizione elettorale con una proposta credibile e alternativa a questo centro destra. Sarà necessario condividere un progetto, ricostruendo paradigmi comuni innervati di regole, di trasparenza, di legalità.Ilcentro sinistra dovrà essere in grado di superare quelle conflittualità e quelle resistenze culminate con la sconfitta elettorale delle precedenti amministrative. Una sconfitta figlia di un contesto politico profondamente diverso rispetto a quello attuale. Sono cambiate le forze politiche e con esso lo scenario.In questi anni il P.D. ha lavorato per rafforzare ed unire il partito. Ne sono dimostrazione, la costituzione del gruppo unico in consiglio comunale e il buon risultato ottenuto nelle recenti provinciali. Occorre ora delimitare un nuovo perimetro e per farlo ritengo siano maturi i tempi per dichiarare chiusa quella stagione politica. E' necessario pertanto aprire una nuova fase in cui i protagonisti dovranno essere fondamentalmente espressione di questo nuovo contesto.Ci troviamo dinanzi ad un compito difficile. Da una parte presentare una proposta credibile (in termini programmatici ma anche di uomini), dall'altra in caso di vittoria, amministrare il paese. Non sarà facile perchè ci ritroveremo con un'eredità fatta di contenziosi e con delle risorse sempre più limitate se si guarda ai trasferimenti nazionali e regionali. Solo con un gruppo solido e coeso e allo stesso tempo capace e preparato si potrà pensare veramente di costruire una pagina nuova per Sardara. In conclusione sono covinto che vi sia una frase che riassuma a pieno gran parte dei ragionamenti fin quì espressi. E'un concetto emerso in una precedente assemblea pubblica e quanto mai attuale. Lo voglio oggi riformulare ed è questo :"Evitiamo di guardare al futuro con gli occhi e la testa rivolti al passato". Per fare questo ritengo ci sia bisogno di un atto di grande generosità comune ma probabilmente solo così daremo la possibilità di crescere ad una nuova classe dirigente, consapevoli delle difficoltà del presente ma con una prospettiva di rinnovata fiducia per Sardara e per i Sardaresi.
Andrea Caddeo

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P R I M A V E R A 2 0 1 1

La prossima primavera saremo chiamati alle urne per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Per una comunità democratica è questo un momento di grande responsabilità. Si tratta di scegliere chi nei prossimi cinque anni dovrà guidare l’azione amministrativa che inciderà sulla vita di ciascuno di noi. Ecco perché io lo reputo un momento solenne a cui tutti hanno il dovere di partecipare. Il paese di Sardara ha alle spalle cinque anni non molto felici e produttivi. Il nostro comune si trova in serie difficoltà. L’attenzione verso i più bisognosi ha segnato il passo: diciamo pure che si è tornati indietro. Il disagio sociale si è acuito; alcune situazioni difficili non hanno trovato soluzioni o risposta. I cantieri di lavoro, che storicamente hanno sempre dato una boccata di ossigeno ai purtroppo tanti disoccupati, hanno visto una riduzione drastica del budget a loro assegnato: dai 140.000 euro si è passati a soli 20.000. L’idrovora della sciagurata avventura termale sta succhiando quasi tutte le disponibilità finanziarie. Il disavanzo amministrativo, leggi debito, viaggia verso il milione di euro ( se non lo ha già superato). Lo stabilimento termale è sempre chiuso e chissà quando entrerà nuovamente in funzione. L’elenco potrebbe essere ben più nutrito, mi limito a queste tre osservazioni che danno il quadro della situazione che l’amministrazione Zucca ha determinato con il suo infelice operare. Il compito della prossima giunta sarà arduo, difficile; dovrà farsi carico dei guasti prodotti da chi li ha preceduti. Il tempo incalza, siamo già ad ottobre. Le forze progressiste, che hanno il dovere di arginare questa deriva, devono incominciare a mettere dei punti fermi. Occorre innanzitutto che si pronuncino su alcuni punti cardine non genericamente ma possibilmente nel dettaglio. Il centro storico deve essere di qualità o a maglie larghe dove si deroga sulle tipologie costruttive, sui materiali ( vedi infissi in PVC e altro), sulle demolizioni totali e via di seguito. Il termalismo deve svilupparsi su di un progetto complessivo studiato nei minimi dettagli che guardi lontano, o ci limitiamo ad interventi episodici, estemporanei e scollegati tra loro? Insomma tutto è buono purchè qualcosa accada? L’agricoltura è insieme al termalismo una delle opportunità di sviluppo del nostro paese. Ci limitiamo ad inghiaiare strade, costruire qualche cavalca fosso, fare fasce parafuoco, o vogliamo coinvolgere i pochi giovani rimasti nei campi in un’opera di trasformazione profonda sia nelle colture che nel riordino fondiario? La vita culturale del paese si deve accontentare di sagre e sagrette o dobbiamo pretendere di meglio? Che rapporti dobbiamo tenere con la stampa, con questa stampa? Siamo d’accordo nel sostenere che ha contribuito a determinare il clima guasto, mal’aria, che si respira in paese? Su questa cose sarebbe bene sentire il parere di tutti perché, secondo me, ciò è propedeutico a qualsiasi altro passo. E’ importante perché dopo tutto quello che è successo ( defenestrazione del vicesindaco, la costituzione di un secondo gruppo consigliare in seno alla maggioranza, le manovre poco chiare nell’affare termale, diffide reciproche tra avvocati del comune e quelli del concessionario) si è sentita purtroppo solo la voce del PD. Chiarite queste cose si possono affrontare i passi successivi che presentano non poche difficoltà. Trovo estremamente disagevole formulare un’ipotesi, prospettare una soluzione per la formazione di uno schieramento in grado di presentarsi di fronte agli elettori e vincere le prossime elezioni. Il risultato elettorale più recente è quello delle provinciali. Che però sono delle consultazioni del tutto differenti delle comunali: nelle prime i voti sono personali, dati esclusivamente al candidato per varie motivazioni e ragioni. Nelle seconde invece fa premio la lista: vince quella meglio attrezzata e credibile. La nuova legge elettorale prevede una diminuzione sia dei consiglieri che degli assessori. Anche volendo sarà impossibile far entrare in giunta tutti gli schieramenti essendo essi più dei posti disponibili. In una situazione del genere, dove per forza di cose l’esponente chiamato alla guida dell’amministrazione non avrà non dico la maggioranza ma nemmeno un assessore del suo partito, sarà difficile trovare un coraggioso disposto a capeggiare una compagine così eterogenea e insicura. E’ bene tenere a mente che non solo dobbiamo vincere ma anche governare. Un altro grosso problema lo pongono il rinnovamento e le eventuali riconferme di esponenti più navigati. Gli umori del paese lo impongono: occorrono facce nuove, bisogna tenere nel giusto conto le forze fresche dei giovani. Giusto. Giustissimo. Dicevo all’inizio delle estreme difficoltà in cui versa il Comune. Ci sarà da affrontare grossi problemi, situazioni ingarbugliate anche dal punto di vista giuridico. Non saranno lavori di ricucitura e rammendo che i nuovi amministratori dovranno affrontare, Ci sarà da rimuovere macerie e iniziare un’opera di difficile ricostruzione. Ci aspettano giorni in cui saranno necessari dedizione, competenza, provata passione, tempo a disposizione. Un compito di tale portata può essere affidato solo a forze nuove per brave e motivate che siano? E’ giusto e utile mandarli allo sbaraglio senza un qualche paracadute? A me pare sia utile un giusto mix di esperienza e conoscenza della complicata macchina amministrativa e l’entusiasmo e la carica dei giovani che avranno modo di formarsi a fianco di protagonisti più esperti. Chi vuol pensar male faccia pure, tanto per me è un problema già risolto: non mi riguarda ! Come si vede la situazione è complessa e di difficile composizione. Ciò nonostante occorre farsene carico. Bisognerà vincere egoismi e resistenze, superare calcoli personali e di parte, pensare in grande con senso di responsabilità e civismo. Noi non possiamo fallire. Sardara ha già perso cinque anni e non sarebbe giusto perderne altri cinque perché le forze maggioritarie del paese non sono riuscite a mettersi d’accordo, scordandosi il bene collettivo. Sono convinto che ciò non accadrà. Prevarrà il senso di responsabilità teso al conseguimento di un progresso duraturo per il nostro paese. Ho memoria delle amministrazioni di ben sette sindaci ( ahimè come passa il tempo ) e i sardaresi di una certa età sanno chi ha fatto poco e chi ha fatto tanto. Ma tutti, nessuno escluso, hanno realizzato qualcosa per cui meritano di essere ricordati. Per quanti sforzi faccia non riesco a individuare una realizzazione dell’attuale amministrazione degna di memoria. Tantissime sono invece le negatività che le si possono attribuire. In primo luogo, imperdonabile, la chiusura dello stabilimento termale. A seguire la svendita del patrimonio pubblico, il ridimensionamento dei servizi sociali, l’inattività della consulta giovanile, la paralisi dopo tanti proclami della zona artigianale, la chiusura della scuola di Via Manzoni e della materna di Viale dei platani accorpate a quelle di Via Campania col bel risultato di aver saturato i locali pregiudicando per sempre il tempo pieno che Collinas e Villanovaforru hanno ormai definitivamente, i pessimi rapporti – almeno fino a poco tempo fa – con la proloco, il disinteresse totale nei confronti del museo archeologico che in cinque anni non ha visto il benché minimo cambiamento dal punto di vista espositivo e non solo. Potrei continuare ancora a lungo tante sono le inadempienze di questa sciagurata amministrazione. Penso non sia proprio il caso di lasciare il paese in mano a questi protagonisti che in cinque anni hanno dato una miseranda prova delle loro capacità amministrative.
Luigi Melis

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