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martedì 30 marzo 2010

RIFIUTI E “POLITICA DEL FARE”

Novità amare per le tasche dei cittadini. La Giunta municipale ha deciso di incrementare del 10% la tassa sui rifiuti solidi urbani rispetto alle tariffe vigenti negli scorsi anni.

Una scelta giustificata dall’incremento dei costi di raccolta e smaltimento nonostante le promesse fatte in campagna elettorale. Allora la politica del fare promise di risolvere tutto: “…si impone da parte nostra un intervento deciso per la riorganizzazione e la rimodulazione del sistema di raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti”.
Anche stavolta i fatti smentiscono le facili promesse e le dichiarazioni pubbliche rilasciate dai nostri amministratori.
Avviato nel maggio del 2005, il sistema “porta a porta” ha permesso al nostro Comune di evitare le penalità stabilite dalla legge e di ottenere sgravi tariffari sui costi di smaltimento con il meccanismo delle premialità, diventando il comune più virtuoso del Medio Campidano.
Nel corso del 2006 i sardaresi avevano infatti differenziato il 68,5% dei rifiuti, raggiungendo un grado di copertura dei costi del servizio del 94,70% (la differenza è coperta da fondi stanziati nel bilancio comunale). La legge fissa come obiettivo la copertura integrale del costo. C’eravamo quasi.
In questi anni la maggioranza ha tradito, invece, le promesse. La qualità del servizio di raccolta e di trasporto non è affatto migliorata: gli ingombranti non vengono ritirati con regolarità, l’adozione di sacchetti scuri per la raccolta del secco ha portato i cittadini a differenziare meno i rifiuti prodotti. Sarebbe stato sufficiente fornire alle famiglie un raccoglitore per il secco per tutelare la privacy!
Le statistiche del 2008 fotografano quanto successo: diminuita la produzione pro-capite di umido, è aumentata quella di secco residuo, e di conseguenza la percentuale di differenziazione è crollata di 10 punti percentuali. Nel frattempo i costi sono saliti e il grado di copertura è sceso all’82%. Il tutto nonostante il costo dello smaltimento sia rimasto invariato.
Caos completo anche per l’affidamento e la gestione del prossimo servizio.
Dapprima la maggioranza ha acquistato le quote sociali di una società municipalizzata, la Villaservice spa, per poi rivenderle al comune di Villacidro. Ha quindi deciso di delegare l’appalto e il relativo affidamento all’Unione dei Comuni “Terre del Campidano”.
E’ questa la strada più virtuosa, che permetterà di ottenere una buona performance di differenziazione ad un costo ragionevole per il cittadino? Quali sono le economie di una scelta come quella fatta in Consiglio comunale? Ad oggi non abbiamo ricevuto risposte.
Sappiamo invece che i sardaresi pagheranno 0,74 euro a metro quadrato per le abitazioni private, e da 1,46 a 1,82 euro per la maggior parte dei locali adibiti ad attività imprenditoriali. Il tutto per far fronte ad un costo complessivo previsto che sfiora i 370 mila euro.
Sinora la maggioranza è quindi riuscita nell’impresa di far pagare di più, peggiorando il servizio ai cittadini, facendo precipitare la percentuale di differenziazione.
…altro che politica del fare!
Peppe Garau
gruppo consiliare del Partito Democratico

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Tra il dire e il fare

Per caso e anche un po’ distrattamente, mi sono ritrovato a sfogliare il programma elettorale presentato agli elettori nel maggio del 2006 dalla maggioranza di centro-destra che amministra il nostro Comune.

E siccome fino a quella data, da amministratore comunale, mi sono occupato anche di urbanistica e di lavori pubblici mi sono soffermato, appunto, su quella parte del programma.
Mentre mi inoltravo nella lettura, mi ponevo alcuni interrogativi del tipo: a che punto è l’attuazione del programma? C’è qualche continuità con il lavoro svolto dalla precedente Giunta di Centro-Sinistra? Si è saputo valorizzare il lavoro fatto in precedenza?
Dopotutto sono già trascorsi quattro anni, tra un anno si vota ed è già tempo di bilanci. Vediamo.
Vi si legge: ‘…la valorizzazione del centro storico si avrà con il reinserimento nel tessuto urbano di servizi, di scuole…’. E invece… L’unica scuola che c’era (e che vivacizzava i servizi commerciali e la vita del centro storico), la scuola elementare di Via Manzoni, è stata chiusa e trasferita. Poi la ‘…modifica del Piano Urbanistico Comunale per garantire lo sviluppo armonico del paese…’. Altro che sviluppo armonico! Si voleva creare una Sardara 2 alle terme con una variante al Piano Urbanistico che per fortuna la Regione e la Provincia hanno bocciato. Ancora ‘…faremo un nuovo magazzino comunale nel P.I.P….’. Non è stato fatto! ‘…realizzeremo un’area parcheggio per i mezzi pesanti (camion, rimorchi, ecc)…’. Neppure quella! ‘…realizzeremo una pista ciclabile…’. Non è stata fatta! ‘…riattiveremo le strade catastali…’. Non ci risulta. ‘…realizzeremo una discarica per inerti…’. In realtà era già stata realizzata dalla Giunta di Centro-Sinistra e mancavano solo le autorizzazioni amministrative. Ma ad oggi non abbiamo alcuna discarica in attività. ‘…adegueremo gli uffici pubblici alla normativa sulla sicurezza…’. Ci basta vedere quanto accade all’albergo termale. ‘…realizzeremo nuove strutture sportive…’. Proprio di nuove non se ne sono viste. ‘…avvieremo la produzione di energie rinnovabili…’. Ne saremmo stati ben felici. ‘…creeremo un polo termale affiancando ai due stabilimenti termali esistenti altre strutture e infrastrutture…’. Sappiamo purtroppo come è andata. Stabilimento comunale chiuso e nessuna struttura o infrastruttura. Anzi, finora non sono stati spesi neppure gli oltre due milioni di euro lasciati in eredità dalla ‘vecchia amministrazione’.
Come si può vedere, quello della ‘destra’ era, tutto sommato, un programma ‘minimo’, ‘stringato’, con poca progettualità e di corto, anzi cortissimo, respiro. E tuttavia non è stato realizzato.
Insomma…tra il dire e il fare…
Ma, a proposito di ‘vecchia amministrazione’…così, un po’ per curiosità, ma anche per offrire qualche elemento di valutazione a chi legge. E poi, diciamo la verità, anche per la fatidica tentazione che subisce ogni ‘vecchio amministratore’, che è quella di confrontarsi con ciò che fanno ‘gli altri’ dopo di lui, mi sono trovato ad elencare (mentalmente) ciò che fu fatto dalla precedente amministrazione per il paese in un uguale arco di tempo…tutte cose che poi ho trascritto, seppure sommariamente.
Si può cominciare con l’opera più importante, il rifacimento di due terzi del Centro Storico (viabilità, fogne, luce, rete del gas, acqua), e l’erogazione di contributi ai privati, il tutto per oltre otto milioni di euro. E si può continuare con il nuovo depuratore comunale alle Terme (oltre un milione di euro), il nuovo bocciodromo, il Centro di Aggregazione Sociale di Via Oristano, la ristrutturazione del magazzino comunale di Via Oristano, il consolidamento della torre campanaria della Chiesa B.V. Assunta, la predisposizione della rete del gas in gran parte del paese, il restauro del Mercato Civico, il recupero della Casa Pilloni, l’assegnazione di 42 lotti in diritto di proprietà in loc. ‘Perda Sterria’e la costruzione di 11 alloggi dell’ I.A.C.P., il rifacimento dell’illuminazione pubblica (250 lampade ‘in stile’ e a risparmio energetico), la realizzazione dell’ecocentro comunale nella zona artigianale, gli importanti miglioramenti strutturali allo stabilimento termale del Comune, la realizzazione del collettore fognario dalla zona artigianale alle Terme (tre km), il rifacimento della cupola della Chiesa di Sant’Antonio, la realizzazione del campo di calcetto nel parco pubblico, l’adeguamento alle norme di sicurezza del Centro Anziani e l’installazione del montacarichi, la realizzazione del campo di ‘tiro dinamico’ alle Terme, la realizzazione della Cappella del Centro Anziani, la sistemazione di alcuni km di strade con asfalto nel centro urbano e la pavimentazione dei marciapiedi compreso l’adeguamento delle relative reti idriche e fognarie, le urbanizzazioni primarie del P.E.E.P. Perda Sterria e dell’area della case popolari dell’I.A.C.P., la copertura del canale di Via Ariosto con i relativi marciapiedi e l’illuminazione pubblica….
Per esigenze di spazio mi devo fermare qui anche se l’elenco potrebbe continuare e riguarderebbe innumerevoli opere più o meno importanti realizzate in quegli anni.
Per completezza vale la pena ricordare che si è trattato di un impegno finanziario complessivo (vado un po’ a memoria) prossimo ai venti milioni di euro.
Per quanto riguarda l’urbanistica, basti ricordare alcune importanti varianti al Piano Urbanistico (sempre approvate dagli organi competenti e della Regione) che hanno consentito di sviluppare l’edilizia artigiana come mai prima, con centinaia di concessioni edilizie rilasciate, sia nel centro storico che nelle zone di espansione residenziale (si era giunti al punto di avere carenza di manodopera locale).
Infatti, per lunghi anni il nostro paese ha beneficiato di una ricaduta in termini occupazionali (geometri, ingegneri, periti tecnici, elettricisti, idraulici, muratori, manovali, imbianchini, ecc.), in termini di creazione di nuove imprese artigiane (in quegli anni si contavano una trentina di Ditte che gravitavano intorno al settore edile e delle costruzioni) oltre ad una benefica ricaduta nei commerci e nei servizi locali.
In più erano stati ‘ereditati’ alcuni finanziamenti, una pianificazione in corso d’opera e una programmazione di opere pubbliche che avrebbe dovuto rendere agevole il lavoro degli amministratori subentranti (il Piano Particolareggiato del Centro Storico, il Castello di Monreale, l’area termale, il cortile della scuola elementare di Via Manzoni, il vico E. d’Arborea, il completamento delle urbanizzazioni P.E.E.P. ‘Perda Sterria’, le urbanizzazioni della Zona Artigianale, l’ampliamento del cimitero, l’ecocentro, la discarica per inerti, ecc.).
Dispiace verificare invece che non c’è stata ne la volontà e neppure la capacità di ‘afferrare il testimone’ da parte degli attuali amministratori, nel solo interesse del paese e dei sardaresi. Per il vero, non risulta neppure che ci sia stato un particolare impegno per il reperimento di risorse finanziarie che consentano almeno di intravvedere una prospettiva futura. E questo è uno dei danni ulteriori che si aggiunge ad un sostanziale immobilismo dell’attività amministrativa. Constatiamo invece che c’è stata una deliberata volontà di interrompere un ciclo, di volersi differenziare ad ogni costo, di disfare ciò che era stato fatto, a costo di far pagare un elevato tributo al paese in termini di mancato sviluppo e di perdita di opportunità.
In quest’ultimo anno di legislatura, resta il tempo per cambiare rotta. Almeno quella.
La constatazione che questa Giunta abbia fatto poco non è motivo di soddisfazione per nessuno, neanche per chi sta all’opposizione politica di questa giunta, anche perché a perderci è il paese, i giovani, i disoccupati.
I dodici mesi che restano sono sufficienti almeno per imprimere una svolta, per correggere alcuni errori, per garantire una prospettiva alla nostra comunità.
Roberto Montisci

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CULTURA E COOPERAZIONE TRA POPOLI.

Musei, monumenti, paesaggi, centri storici costituiscono un elemento portante e irrinunciabile della società civile e della sua identità.
La cooperativa Villa Abbas con il comune di Sardara da oltre vent’anni è impegnata in un progetto culturale teso al recupero della memoria storica e della propria identità.

Il Civico museo archeologico “Villa Abbas” ospita materiali archeologici che vanno dal periodo prenuragico a quello medievale, comprende il Santuario nuragico di “Sant’Anastasia” con annesso il tempio a pozzo e uno spazio mostre nella prestigiosa “Casa Pilloni”, siti all’interno del suggestivo Centro storico. Il polo museale rappresenta un passo importante nella creazione di una mentalità nuova legata al concetto di fruizione dei “beni culturali” nel contesto del cosiddetto “turismo interno” della Sardegna, che ben si collega con il settore del turismo termale presente a Sardara.
L’occasione dell’ottava biennale internazionale di pittura Isole ci consente di confrontarci con altre esperienze, saperi e conoscenze. Il gemellaggio tra l’isola di Creta e la Sardegna rappresenta l’incontro tra due antiche civiltà, quella minoica e quella nuragica che hanno lasciato testimonianze indelebili, e per certi versi assimilabili, nel bacino del Mediterraneo.
Il tema portante della mostra è il labirinto, visto in chiave contemporanea e legato alla ricerca interiore; un invito a confrontarci sui temi più controversi dell’esistenza umana, un invito a scavare nel nostro “io” per trovare una via, un percorso che ci liberi dalla complessità del mondo contemporaneo e ci aiuti a dare un senso alla nostra esistenza.
Cooperazione tra popoli… esperienze artistiche e umane a confronto, nel segno dell’ospitalità e dell’amicizia, per un’ulteriore crescita professionale, socio – culturale, per una migliore qualità della vita.
Peppuccio Garau

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P O Q U A T T R U S C U D U S

Le ultime vicende dell’informazione televisiva dicono quanto sia laborioso riuscire ad avere notizie corrette. Con la carta stampata non è che vada molto meglio. Capisco che è quasi impossibile trovare un giornalista che sia lo specchio dell’obiettività.

Per leggere tutto l'articolo http://www.novasdisardara.it/p%20o%20%20%20%20q%20%20u%20a%20t%20t%20%20r%20%20u%20%20%20%20s%20c%20u%20d%20u%20s.pdf

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lunedì 29 marzo 2010

LA PROVINCIA AMMODERNA LA SARDARA-SAN GAVINO

Venerdì 26 marzo si è svolta un'assemblea molto partecipata organizzata dal circolo “1° Maggio” dell'Arci nel saloncino di via Umberto, alla quale ha partecipato anche il Presidente della Provincia del Medio Campidano.


A Fulvio Tocco è stata consegnata dal presidente del circolo la petizione, firmata da 1400 sardaresi, per chiedere che la strada Sardara - San Gavino sia resa più sicura con un intervento di allargamento e di costruzione delle banchine in modo che vengano limitati il più possibile gli incidenti, i danni e i lutti. L'aspetto più importante dell'iniziativa è stata la partecipazione corale del paese: del circolo Arci, di molti esercizi commerciali, che si sono attivati per raccogliere le firme, e dei cittadini che hanno sottoscritto in massa la richiesta alla Provincia.
La riunione è servita a fare il punto della situazione e sia il presidente Fulvio Tocco sia Massimo Sanna, consigliere provinciale del P.D. eletto nel nostro comune, hanno illustrato gli impegni e le iniziative della Provincia per risolvere il problema. Il Consiglio provinciale ha infatti discusso della strada e della petizione ed ha deciso di dare la priorità alla sua realizzazione per la pericolosità, perché molta frequentata da chi l'utilizza per raggiungere l'ospedale, la stazione ferroviaria, per rispondere positivamente alle nostre richieste.
Il presidente Tocco ha informato l'assemblea che la sua amministrazione, dopo l'indirizzo politico dato dal Consiglio provinciale, darà subito avvio alla redazione della progettazione, che dovrà comprendere anche l'esproprio delle aree per l'allargamento della strada e per la costruzione delle banchine. Ci vorrà certo del tempo per espletare tutti gli indispensabili adempimenti amministrativi, ma verrà realizzata utilizzando un contributo della Regione sarda o con l'assunzione di un mutuo.
Come si vede abbiamo conquistato un impegno preciso ed importante della Provincia, che testimonia come sia utile e necessario per il paese riprendere ad occuparsi collettivamente dei propri problemi. Allo stesso modo è apparso evidente come un ente portato più vicino ai cittadini, rispetto a quello più lontano della vecchia provincia di Cagliari, possa essere più efficiente e rispondere più velocemente ai bisogni della popolazione.
Da oggi sarà necessario seguire passo passo le procedure amministrative
della Provincia e impegnarsi ad incalzarla affinché la strada sia realizzata quanto prima. Un collegamento più veloce e sicuro sia con l'ospedale e con la stazione ferroviaria sia con i centri del Guspinese costituisce uno strumento importante di sviluppo economico e sociale. Soprattutto abbiamo l'interesse che in futuro incidenti e lutti si verifichino con minore frequenza.

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domenica 28 marzo 2010

Vinci un posto di lavoro

La fortuna ha baciato i consumatori della Cooperativa Sardaresi Associati in occasione dell'estrazione del 15.03.2010, del concorso a premi organizzato dal CS&D "Vinci un posto di lavoro". Il concorso che prevede quattro estrazioni posti di lavoro al mese, fino al dicembre 2010, della durata di un anno presso uno dei negozi associati alla CS&D. La dea bendata ha premiato Maurizio Pistis che si è aggiudicato uno dei quattro posti disponibili. A Maurizio vanno i migliori auguri per l'inizio del suo nuovo lavoro.


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sabato 27 marzo 2010

BREVI CENNI ...DEL CASTELLO DI MONREALE

Brevi cenni sui tempi, avvenimenti, personaggi che hanno attinenza con le vicende del castello di Monreale. ( a cura di A.M.)

“S'ignora il tempo della fondazione di questo castello, ed il nome che aveva prima del governo degli Aragonesi che lo chiamarono Monreale. Comparisce nella storia nel maggio del 1324” (Della Marmora).
La costruzione di questa fortezza si può far risalire al periodo che va dagli ultimi anni del Giudice Mariano II d'Arborea (1236 – 1299), ai primi di Andrea, figlio di Chiano (1301 – 1308).
L'opera fu, probabilmente, affidata all'architetto Giovanni Capula, che stette in Sardegna dal 1282 al 1310 e diresse le fortificazioni di Cagliari e di altre città. “Pisa non cessava di fortificare Cagliari, e sotto la direzione di mastro Giovanni Capula, erigeva le superbe moli turrite di san Pancrazio, dell'Elefante e dell'Aquila”. ( Besta – Sardegna Medioevale)
“MAGNUM PROELIUM”. Ugone d'Arborea – nemico dei Pisani che gli avevano contestato il diritto al trono del Giudicato – nel mese di Aprile del 1323, batté le milizie pisane in una sanguinosa battaglia. Paolino Doria, scrivendo allo zio Piacentino, definisce “magnum proelium” questo scontro nel quale sarebbero periti oltre mille Pisani.
Il grosso dell'esercito arborense era accampato nei pressi di Pabillonis, ed è facile intuire che la battaglia avvenne nel territorio fra Sardara- Sanluri- Lasplassas; più probabilmente fra Sanluri e Sardara, dove i pisani si dirigevano per attestarsi presso il castello di Monreale.
In seguito, raccolto in Oristano un forte esercito di cavalieri e fanti, dopo aver sostato per parecchi giorni a Monreale, Ugone si diresse verso Cagliari, ma, parte della cavalleria, al comando di Pietro de Serra, si spingeva fino ad Iglesias. ( Besta – Carta Raspi).
RESA DI IGLESIAS. Per mancanza di viveri, Iglesias – dopo aver valorosamente resistito per sette mesi ( giugno 1323 – febbraio 1324) dovette aprire le porte agli Aragonesi. “ Il vessillo catalano sventolò dagli spalti ond'era calata la bandiera pisana, mentre i valorosi difensori uscivano dalla città onorati da quelli che erano stati testimoni della loro eroica resistenza” ( Muntaner)
Sei giorni dopo, mentre il Giudice arborense, infermo, si avviava alla volta di Oristano, don Alfonso, lasciata ad Iglesias l'infanta Teresa con 200 cavalieri ( Tola – Codex D.S.), raggiungeva il 19 febbraio il campo fortificato di Bonaria, che formava quasi una nuova città fronteggiante il forte castello pisano di Cagliari. ( Muntaner – Cronaca Catalana)
L'infante Don Alfonso, cinto d'assedio il castello di Cagliari, inviò dal campo fortificato del colle di Bonaria , 150 cavalieri aragonesi per scortare l'Infanta Maria Teresa, che da Iglesias – per ragioni di salute e di maggior sicurezza – si trasferiva, col consenso di Ugone II, nel castello arborense di Sardara; da allora la fortezza venne chiamata “castrum Montis Regalis” ( C. R.)
A differenza degli altri castelli del tempo, quello di Sardara doveva essere in grado di servire come dimora principesca; altrimenti in quella occasione si sarebbe data preferenza al vicino castello di Sanluri o al palazzo giudicale di Oristano. ( C.R.)
I Pisani assediati in Cagliari – subito informati dalle spie della partenza per Sardara dei 150 cavalieri scelti della scorta di Maria Teresa – lanciarono la cavalleria, in gran parte tedesca, contro la piazzaforte di Bonaria. Riuscirono a penetrare, ma furono fermati dalle lance degli Almogavari, e poi respinti dalla cavalleria aragonese. ( Muntaner – Besta).
Nel 1328 il re Alfonso conferma Ugone II d'Arborea nel possesso di molte fortezze , fra le quali il castello di Monreale.
“Gli antichi signori isolani e il popolo che avevano favorito la conquista aragonese ...s'erano trovati di colpo sotto un regime di sfruttatori e di tiranni. “ I sardi – faceva osservare il giudice Ugone – si attendevano un re , e si erano trovati con un tiranno in ogni villaggio” La ribellione esploderà, violenta ed implacabile, quando sul trono d'Aragona sederà il dispotico Pietro IV (1336 – 1387), e su quello d'Arborea il risoluto Mariano IV ( 1346 – 1376)” ( E. Putzulu – BRE STORIA DELLA SARDEGNA).
MORTE DI UGONE II. Nel 1336, nelle terme di Sardara dove si era recato in cerca di sollievo per una malattia, che doveva essersi aggravata improvvisamente, si spegneva Ugone II d'Arborea. Il testamento è redatto in “VILLA AQUIS” alla presenza del cancelliere Filippo Mameli, di Grazia Orlandi e di Tomaso di Cinamo, entrambi professori di scienze mediche, che l'accompagnarono per le cure. Nel testamento Ugone non dimentica nessuno; neanche i poveri del Giudicato di Oristano e di quello turritano, per i quali dispone di 300 lire alfonsine, in più di altre 100 da distribuirsi nel giorno del funerale, nel terzo, settimo e trigesimo giorno della morte. Per i servi vengono impartite disposizioni per l'affrancamento. (R.C.R.)
MARIANO IV SCONFIGGE DON PEDRO DE LUNA E BERENGARIO CARROZ. Durante il governo di Mariano IV, Don Pedro de Luna – ch'era reputato tra i migliori capitani del tempo – sbarcò a Cagliari con un esercito e, affiancatesi le truppe del presidio cagliaritano, al comando di Berengario Carroz, mosse verso Oristano insinuandosi fra i castelli di Monreale e di Arquentu, e la cinse d'assedio. Mentre Mariano organizzava la resistenza nella città – ben fortificata e con abbondanti scorte di viveri – il figlio Ugone ( che in quel momento pare si trovasse nel castello di Iglesias) informato dell'assedio di Oristano, inviò corrieri in tutti i castelli, perché le milizie fedeli al Giudice si concentrassero non lungi da Oristano, forse nei pressi di Sardara. Seguirono due battaglie: una nella pianura di sant'Anna, fra Uras e Santa Giusta dove Berengario Carroz fu sconfitto e riuscì a stento a salvarsi, rifugiandosi poi a Cagliari; l'altra presso Oristano dove caddero in combattimento lo stesso Pedro de Luna e il suo fratello Filippo; “ y fueron alli muertos don Pedro de Luna, y don Philippe de Luna su hermano, y hotros muchos cavalleros, y todos los mas quedaron prisionieros. Fue esto un muy gran destroço” ( R.C.R.)
Mariano IV conquista tutta l'isola: gli Aragonesi si asserragliano a Cagliari e ad Alghero, (1374). Quando Cagliari sta per arrendersi, scoppia la peste e Mariano muore: gli succede il figlio Ugone che continua la lotta contro gli aragonesi, (1376).
ASSASSINIO DI UGONE III. Ugone succeduto al padre Mariano divenne il terrore degli Aragonesi; i quali , temendo la loro disfatta in Sardegna, a mezzo dell'oristanese don Francesco Carroz e di altri, ordirono una congiura contro di lui. Una notte, mentre si trovava solo nel palazzo con la figlia Benedetta, poco più che bambina, venne assalito a tradimento dall'amico Fuliato Garzia con altri uomini armati. Ugone e la figlia caddero trafitti e con loro lo stesso Fuliato, cui Ugone poté strappare di mano la spada. Correva l'anno 1383.
ELEONORA SUCCEDE A UGONE. Alla notizia dell'assassinio del fratello Ugone, Eleonora agisce con la rapidità del fulmine. Da Castelgenovese, dove si trova col marito Brancaleone e i due figli Federico e Mariano, piomba su Oristano, schiaccia la rivolta e fa riconoscere come Giudice il figlio Federico. Quindi visita, ad una ad una, tutte le “ville” del giudicato e fa giurare fedeltà al nuovo Giudice. ( A.C.)
“durante le lotte di Eleonora contro gli Aragonesi, la gran donna venne a Sardara, e volendo espugnare la città Di Sellori (Sanluri), si rafforzò in Sardara donde usciva per dare assalti frequenti, finché se ne impadronì nel 1386”. (G.S)
CONDANNA DI FRANCESCO SQUINTO. In una lettera di Ispert di Camplonch al re Pietro IV, del 1383, viene data notizia della condanna a morte del camerlengo Francesco Squinto, che aveva tramato con gli Aragonesi per uccidere Brancaleone Doria e catturare Eleonora e il figlio. Lo Squinto venne legato sulla groppa di un cavallo e condotto, dal carcere di Oristano fino al castello di Monreale, dove probabilmente fu giustiziato. Dalla lettera sembrerebbe che lo Squinto fosse a capo di un partito contrario alla pace con gli Aragonesi. (C.R.)
ASSEMBLEA DI SARDARA. IL 5 febbraio si conclusero le trattative per la pace fra Arborea e Aragona. Pietro IV, e poi Giovanni I, chiesero che della pace che trattavano con Eleonora, si facesse garante anche la 'nacion sardesca', vale a dire tutti i sardi.
Furono convocate in assemblea le comunità dell'isola. A Oristano la pubblica assemblea fu radunata ' in refectorio ecclesiae S. Francisci, ubi est solitum congregari consilium civitatis'. A Sardara ebbe luogo in uno spiazzo 'ante domum habitacionis Eliae, castellano di Monreale.
“Nella villa di Sardara dove é ancora la magistratura dei 'maiores ville' ( il podestà è al prossimo castello di Monreale), figurano circa 100 capifamiglia; a Macomer i 'cives' sono circa 140; a Gonnostramatza circa 40; a Sorgono, circa 30” ( Solmi- Istituzioni della Sardegna nel Medio Evo- pag.226)
Per maggior solennità Eleonora volle che alla lettura del trattato fossero presenti tutti i capi dei comuni a lei soggetti. Per i comuni di Sardara, Villa de Abbas e Borgo di castello, intervennero Bartolu Orrù e Godolesu Margiani.
DA MONREALE CONTRO GLI ARAGONESI. Il trattato di pace era semplicemente un compromesso per ottenere la liberazione di Brancaleone Doria, che avvenne l'8 aprile 1388. L'anno successivo la guerra divampò nuovamente. Per tutte le contrade di Sardegna le milizie di Eleonora si batterono vittoriosamente contro gli Aragonesi, in 120 battaglie, togliendo al nemico 120 bandiere. La fortezza di Monreale – ancora una volta – diventava la formidabile piazzaforte da cui Eleonora partiva per la conquista di Sanluri, e poi di tante altre città e castelli.
BATTAGLIA DI SANLURI. Il 26 giugno del 1409, Guglielmo , visconte di Narbona e Giudice di Arborea, veniva sconfitto, nella piana di Sanluri, dalle truppe di Martino d'Aragona re di Sicilia, comandate da Pietro Torelles.“ Gagliardo fu il cozzo delle due cavallerie e furiosa la mischia; la quale durò terribile quant' altra mai, e con istrage grandissima dei combattenti...La mortalità dei sardi fu la maggiore, e cinquemila di essi caddero ne luogo stesso ove pugnavano. Lo stendardo del Visconte venne in mano dei Catalani. Egli sbaldanzito riparò affrettatamente nel suo castello di Monreale, incalzato dai nimici fino alle porte di questa rocca” (Manno – Storia di Sardegna).
PACE DI SAN MARTINO. Dopo il trattato di pace di San Martino, stipulato in Oristano il 28 marzo 1410 fra Leonardo Arborea Cubello e il luogotenente aragonese Pedro Torelles, il castello di Monreale venne occupato dal Torelles e rimarrà in mano agli Aragonesi fino al 1470.
LEONARDO ALAGON MARCHESE DI ORISTANO – BATTAGLIA DI URAS. Alla morte di Salvatore Cubello, nel 1470, Leonardo Alagon prese possesso del Marchesato di Oristano; ma incontrò la violenta opposizione del viceré Nicolò Carroz che aspirava alla successione, con minori diritti ma con maggior gradimento del sovrano aragonese. Il Carroz, costituito un esercito e fidatolo al Visconte di Sanluri, raggiunse il castello di Monreale e da Sardara inviò un messaggio all'Alagon, intimandogli di rinunciare al Marchesato. Il Marchese rispose schierando le sue truppe tra Villa d'Abbas e Uras. Lo scontro avvenne presso la chiesetta di S. Salvatore, in prossimità di Uras, e fu disastrosa per il Viceré. .Le milizie sarde del Carroz, alla vista dei gloriosi stendardi di Arborea, disertarono, unendosi alle schiere di Leonardo. Nello scontro perì il Visconte di Sanluri. Durante la battaglia il Carroz ordinò l'uso delle spingarde e delle colubrine: per la prima volta , in Sardegna, vennero usate le armi da fuoco. Le truppe del Marchese continuarono l'avanzata, occupando il castello di Monreale e cacciandone gli Aragonesi che vi si erano rifugiati; occuparono poi il castello di Sanluri, impadronendosi dei dipartimenti di Sanluri, Monreale, Marmilla e Parte Montis. Nell'entusiasmo della vittoria Leonardo avrebbe promesso ai suoi uomini di voler entrare in Cagliari “y oir Missa en Bonayre”, ( ascoltarvi la Messa nella chiesa di Bonaria).
BATTAGLIA DI MACOMER – SCOMPARE IL MARCHESATO DI ORISTANO. La pace fra Oristano e Cagliari non durò a lungo. Da parte sua l'Alagon sognava di rinnovare le gesta dei grandi giudici che avevano conquistato l'isola, confinando gli Aragonesi in Cagliari ed Alghero; mentre Nicolò Carroz non lasciava nulla di intentato per riaprire le ostilità. Imbarcatosi per Barcellona , convinse facilmente il re a procedere contro il Marchese, e rientrò in Sardegna con un esercito tanto numeroso” que no pudiera ser major, sì fuera la guerra por el Ampurdan”. Tuttavia l'esercito aragonese non fu in grado di sconfiggere le valorose milizie sarde, né di dar battaglia presso Monreale, trasformato da Leonardo in una fortezza imprendibile. Chiese allora il Carroz un altro esercito alla Sicilia, e dal re di Napoli ebbe alcune compagnie di 'spingarderos', che si unirono alla forze aragonesi già dotate di artiglieria. Di fronte a un così grande spiegamento di forze, il Marchese si rese conto dell'impossibilità di resistere, e arretrò prima fino ad Oristano, poi a Macomer, dove organizzò un campo trincerato. Lo scontro fu durissimo: i sardi resistettero valorosamente per parecchi giorni ma furono poi falciati dall'artiglieria. Cadde sul campo anche Don Artalo Alagon, figlio del Marchese. Leonardo, catturato coi figli e i fratelli, fu condotto a Barcellona; in seguito fu chiuso nel castello di Jativa, carcere politico riservato ai grandi personaggi, dove morì nel 1494. Scompare il Marchesato di Oristano. Da oltre un secolo i sovrani aragonesi si erano accaniti nel voler “destruir la Casa de Arborea, asi que no hi aguess ningun defensador dels Sards”.
TRAMONTO DI MONREALE. Dopo la vittoria di Macomer , gli Aragonesi riprendono il castello di Monreale, lo smantellano e lo abbandonano. Gli abitanti di Borgo di castello si rifugiarono a Sardara.
Antonio Murgia. Sacerdote sardarese. 1980.

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