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lunedì 31 agosto 2009

UNO SVILUPPO SOSTENIBILE


Nel nostro paese è scoppiata una discussione piuttosto accesa del Partito Democratico con la destra, che amministra.


Si contesta il tipo di sviluppo territoriale contenuto nel nuovo Programma di Fabbricazione, che l’Amministrazione comunale ha improvvisamente calato dall’alto ed ha approvato a tamburo battente in Consiglio.
Il modo di procedere degli amministratori stupisce e insospettisce. Sconcerta soprattutto vedere che le aree edificabili attorno alle Terme vengono allargate fino a 1.740.000 metri quadrati e preoccupa scoprire che il numero delle costruzioni, le loro caratteristiche e le loro volumetrie sono lasciate indefinite. Tutto verrà deciso in seguito con un “Piano attuativo” da proporre su iniziativa anche dei privati. Il Comune si troverà così disarmato di fronte a pressioni d’ogni tipo. Con questo sistema gli amministratori vorrebbero realizzare “residenze turistico residenziali, cioè abitazioni, ma anche servizi, come grandi centri commerciali…e si prefigura uno sviluppo territoriale purchessia, caotico, aperto a qualsiasi scorreria speculativa, in cui l’acqua termale c’entra ben poco.
Ci sono quindi buoni motivi per essere preoccupati e per chiedere agli amministratori comunali di spiegare i loro progetti, di pubblicare magari sul sito del Comune gli elaborati del nuovo Programma di Fabbricazione con una comunicazione del sindaco che illustri i contenuti dello sviluppo territoriale proposto, indicando i relativi tempi di realizzazione ed i soggetti imprenditoriali a cui ci si rivolge per attuare questi progetti.
Il problema è quindi il tipo di sviluppo territoriale da promuovere. In tutto il mondo, dopo la catastrofe economica che stiamo vivendo, ci si interroga su questa questione. In Sardegna, dopo il tracollo della grande industria e i troppi scempi consumati nelle coste, l’argomento è all’ordine del giorno da alcuni anni e si discute di come realizzare uno sviluppo sostenibile.
Sviluppo sostenibile vuol dire che sul piano economico-finanziario si deve guardare ad un equilibrio nel tempo tra risorse da impiegare e risorse che si hanno effettivamente a disposizione. A Santa Maria Acquas per costruire in un colpo solo un secondo centro abitato con tutte le urbanizzazioni necessarie, cioè con strade, fogne, acquedotto, verde…, su quali risorse ordinarie e straordinarie si vuole contare?
Sviluppo sostenibile sul piano sociale vuol dire evitare disparità eccessive tra gli interessi dei cittadini ed i protagonisti di un simile investimento, cioè tra i sardaresi ,che dovranno accollarsi in futuro le spese di gestione di un secondo insediamento abitativo, e gli speculatori, che una volta realizzato l’affare andranno via.
Sviluppo sostenibile su piano ambientale vuol dire proteggere l’ambiente naturale e quello prodotto dalla storia investendo con oculatezza sulle risorse più preziose che abbiamo. Le cose che realizzeremo oggi fra cent’anni dovranno essere apprezzate come oggi apprezziamo le terme romane o gli edifici costruiti un secolo fa su progetto di Gaetano Cima, il più illustre architetto sardo allora vivente. Per evitare errori irreparabili bisogna agire per gradi, verificando progressivamente i risultati per poterli eventualmente correggere.
E’ evidente che, arrivati a questo punto, a Sardara serve in Piano d’azione di lungo periodo per programmare il suo sviluppo, che deve essere non solo conosciuto ma anche condiviso da tutti gli attori economici locali e dai cittadini. Senza la loro fattiva partecipazione non si può realizzare nulla e soprattutto non si possono creare imprese e posti di lavoro stabili e qualificati.
Molte altre località termali stanno attuando progetti per accrescere la loro competitività e la loro capacità attrattiva. A Montecatini ad esempio si sta realizzando un Masterplan, predisposto dal famoso studio di architettura di Massimiliano Fuksas, chiamato “Villaggio delle Acque”. Si tratta di un centro termale di nuova generazione per rilanciare il business della località intervenendo su due impianti esistenti, quello delle terme Leopoldine e quello della struttura detta “La salute”. Oltre a ciò si valorizza un parco di 54 ettari e si costruiscono impianti sportivi, il Museo d’arte contemporanea ed il Museo dell’acqua. Il nostro paese non è certo Montecatini, però qualcosa si può imparare da chi fa le cose per bene. Ad esempio tra progettare lo sviluppo con il solo ufficio tecnico comunale e affidarsi allo studio Fuksas passa qualche differenza.
In conclusione ci sentiamo di avanzare qualche suggerimento. Innanzitutto per rispetto dei sardaresi e della stessa complessità dei problemi sarebbe opportuno sospendere il procedimento in atto che renderà operativo il nuovo PUC. I consiglieri comunali potrebbero poi farsi un giro per le stazioni termali di successo per verificare come sono organizzate. Siccome da nessuna parte c’è uno sviluppo del territorio senza il coinvolgimento e la condivisione popolare bisognerebbe aprire una fase di riflessione collettiva. Infine per progettare un Piano d’azione di livello nazionale, che ci consenta cioè di confrontarci con le altre realtà termali, è imprescindibile il supporto di uno studio di progettazione qualificato.
Certo si può fare anche diversamente, ma si rischia di perdere tempo e di fare errori difficili da riparare.
Rossano Caddeo

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Sviluppo termale: quale ruolo per noi sardaresi


In data 5/12/2008 il Consiglio Comunale di Sardara approva la variante n° 7 al PUC, che va ad interessare in modo particolare tutta l'area di S. M. Acquas.


Quanto deliberato è sicuramente ineccepibile a livello amministrativo, mentre in merito ai contenuti ed alla predisposizione del documento possono essere fatte alcune considerazioni.
Attraverso lo strumento del PUC e delle sue varianti l'Amministrazione può attuare parte delle proprie politiche di sviluppo, con una valenza di medio e lungo periodo. L'incidenza a lungo termine di queste scelte comporta, o quanto meno rende opportuno che vengano prese facendo molta attenzione a quali risultati potranno determinare.
In particolare nella variante proposta dall'Amministrazione la visione a ciò che Sardara diventerà nei prossimi 15/20 anni, in particolare l'area termale, non dimostra di essere orientata dai criteri dello sviluppo sostenibile.
La scarsa attenzione ai risultati che si produrranno nell'attuazione di quanto previsto dalla variante è riscontrabile nella tipologia di interventi che sarà consentito realizzare, alcuni dei quali addirittura travisando in modo grossolano le disposizioni normative sulla ricettività turistica, e mascherando con l'“albergo diffuso” (le norme regionali classificano come albergo diffuso quelle strutture presenti all'interno del centro storico zona A) la costruzione di residenze alberghiere, ovvero villette ed appartamenti, nell'area di S.M. Acquas.
La dottrina sullo sviluppo locale, come indicato anche dalla U.E., in considerazione dei suoi effetti sulle varie componenti territoriali, prevede che la pianificazione degli interventi avvenga con il massimo coinvolgimento di tutti i soggetti, cittadini ed imprese, non solo locali, che a vario titolo sono o possono diventare portatori d'interesse rispetto alle scelte da realizzare.
Quanto definito nella variante al PUC, proprio per la sua importanza, non doveva rappresentare il risultato di alcune scelte di carattere meramente politico, ma il punto d'arrivo di un processo che doveva coinvolgere i cittadini, gli imprenditori, le associazioni, le istituzioni a vario titolo. Il tutto unito ad uno studio sul territorio nei suoi diversi aspetti ed in particolare degli effetti ambientali prodotti da simili interventi.
Il Testo Unico sull'ambiente, in attuazione delle direttive europee di tutela ambientale, prevede che diversi tipi di programmi e/o piani che possono produrre effetti significativi sull'ambiente vengano sottoposti, in fase preparatoria, a valutazione ambientale strategica. Anche le normative regionali non si discostano dai dettami di quella nazionale. Quanto previsto nella variante al P.U.C. potrebbe rientrare a pieno titolo in una delle situazioni indicate nella normativa vigente.
Sembra infatti inopportuno prevedere la possibilita' di edificare un territorio per realizzare quasi una Sardara 2 senza aver condotto un processo di valutazione ex-ante che evidenzi, nel rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile, quali sono i rischi ambientali connessi a tali investimenti.
L'attuazione di un processo di valutazione ambientale può prevedere inoltre già dalle sue fasi iniziali l'individuazione di tutti i possibili attori e il loro ruolo nell'intero percorso valutativo, e sopratutto nei momenti di validazione dei risultati dell'analisi e la conseguente definizione degli interventi.
Questo tipo di approccio supportato da un indagine di carattere socio-economico, demografico, delle dinamiche dei flussi turistici, delle condizioni di vita, dei bisogni reali e di quelli latenti di chi vive, lavora o decide di insediare la propria attività lavorativa nel nostro territorio, consente di effettuare scelte condivise e capaci di mettere a valore le peculiarità e i caratteri distintivi presenti nella comunità sardarese.
Approvare un piano ed attendere che, nei tempi stabiliti dalla normativa, vengano fatte delle osservazioni, dimostra che la filosofia che guida le scelte fondamentali di sviluppo non e' improntata sulla partecipazione e condivisione di obiettivi comuni.
Nel rispetto delle principi che consentono alle amministrazioni locali più vicine al cittadino di attuare gli interventi per il soddisfacimento dei loro bisogni, sarebbe auspicabile che i cittadini possano esprimerli prima di prendere le decisioni.
O.T.

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giovedì 27 agosto 2009

“Anche Bambi può far male”

“Anche Bambi può far male” è il titolo di una campagna di sensibilizzazione finalizzata alla riduzione degli incidenti stradali che coinvolgono la fauna selvatica.


Forse non tutti sanno che in Sardegna, negli ultimi 8 anni, ci sono stati più di 1200 incidenti che hanno avuto come protagonisti involontari gli animali che popolano i nostri boschi e animano di notte le nostre campagne. Cinghiali e cervi sardi, daini e volpi sono le specie maggiormente coinvolte.
Gli spostamenti degli animali avvengono soprattutto di notte, prevalentemente per motivi trofici (ricerca di cibo o di acqua). Ogni volta che i corridoi ecologici percorsi dalla fauna selvatica si incontrano e si intersecano con la rete viaria, il rischio di incidente è altissimo. Tale rischio aumenta notevolmente quando il traffico veicolare si fa molto intenso; basti pensare che le Province maggiormente a rischio sono quella di Sassari (Alghero area di Porto Conte) e di Olbia Tempio (Strada Provinciale 90 Castelsardo - S. Teresa di Gallura).
Immaginate di percorrere una strada buia e di montagna, dopo aver trascorso con gli amici una serata in allegria e di imbattervi con un cervo sardo che vi guarda in mezzo alla strada spaventato e incapace di muoversi. L’impatto è violentissimo e oltre ad essere quasi sempre letale per l’animale investito e anche molto pericoloso per l’uomo. Questa terribile mattanza si può evitare mettendo in pratica dei semplici ma efficaci consigli:
1. Quando vediamo un cartello di pericolo attraversamento di fauna selvatica rallentiamo e aumentiamo il nostro livello di attenzione;




2. L’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente e le Amministrazioni provinciali del Medio Campidano e di Sassari hanno realizzato dei progetti specifici volti alla prevenzione e alla riduzione degli incidenti.
Rallentiamo quando troviamo cartelli con la scritta:”tratto di strada con segnaletica sperimentale atta a prevenire collisioni con la fauna selvatica” oppure “rallenta ci siamo anche noi”


3. Quando vediamo degli insoliti catarifrangenti con sezione triangolare (rossi o bianchi) significa che stiamo entrando in un tratto viario dotato di sistemi che scoraggiano la fauna selvatica ad attraversare la strada: rallentiamo e aumentiamo il livello di attenzione.

4. Rispettiamo sempre i limiti di velocità e ricordiamoci che a casa c’è qualcuno che ci aspetta;
5. Se siamo stanchi o abbiamo bevuto facciamo guidare qualcun altro oppure fermiamoci a bere un caffè e a rinfrescarci la faccia.
Dal 1977 la fauna selvatica viene considerata res communes omnium, cioè un bene di tutta la collettività, e pertanto tutelata e gestita dallo Stato e per il suo tramite dalle Regioni e dalle Province. In caso di incidente con fauna selvatica, la stazione operativa del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale 1515 sarà in grado di fornirvi le indicazioni per contattare il centro provinciale di primo soccorso veterinario per la fauna selvatica ferita o in difficoltà (già operativo in molte Province).
Nella Provincia del Medio Campidano la fauna più coinvolta è il cervo sardo mentre le strade più a rischio sono la SP 66 Guspini – Montevecchio, la SP 65 Montevecchio – Funtanazza, la SP 68 Montevecchio – Arbus la strada Funtanazza - Portu Maga, Portu Maga – Piscinas e la SS 126 Guspini - Arbus. Nel 2006 ci fu un incidente anche a Sardara nella SS 131 ma in questo caso si trattava di una Volpe.
Per scaricare la brochure, la locandina e per saperne di più, entrate nel sito della regione:
http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=116728&v=2&c=4801&idsito=18
http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=60245&v=2&c=149&t=1
Davide Brugnone

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mercoledì 26 agosto 2009

Le Terme di Sardara tra passato e futuro.

Da millenni le nostre Terme sono considerate una risorsa. Ne sono testimoni le emergenze archeologiche che ci raccontano di un ‘culto delle acque’ pre-nuragico e nuragico, di un uso in epoca romana e medioevale e più recenti edifici di epoca moderna e contemporanea.


Dopo millenni di presenza umana, il territorio e l’ambiente che ci è stato consegnato accoglie due nuraghi, un santuario rurale del ‘600, alcuni fabbricati realizzati agli inizi del ‘900, due moderni centri idroterapici, un edificio rurale disposto ‘a corte’, un (ex) allevamento ippico, alcuni affioramenti termali e geologici e una gran varietà di essenze vegetali. Un ambiente, tutto sommato, ancora ben conservato.
In epoca moderna il progetto più significativo, per complessità e visione d’insieme, è stato senz’altro quello di Gaetano Cima, redatto nel 1846 e messo in opera da Filippo Birocchi nel 1899, che prevedeva il ‘bagno antico’, la ‘bottiglieria’, il ‘lavatoio’, la ‘gualchiera’ (oggi scomparsa), ‘l’albergo termale’, la ‘casa rossa’, oltre alle opere di captazione, di bonifica, ecc.
Parlando di Terme di Sardara ci è d’obbligo soffermarci un po’ sulla Sua opera.
Prima di ogni altra cosa Egli pensò alla pianificazione territoriale, ad uno studio d’insieme dell’area entro cui allocare tali edifici. Aveva previsto per questi uno stile neoclassico, ed una loro disposizione all’interno di linee di simmetria che avevano il compito di ‘accoppiare’ gli edifici principali, come la Chiesetta rurale con l’albergo, il bagno antico con la bottiglieria, il lavatoio con la gualchiera, il mulino con le opere di presa delle sorgenti. Tutto ciò all’interno di un ‘asse principale’ che gli specialisti ancora oggi chiamano ‘l’ asse del Cima’.
Egli aveva cercato di rendere il più possibile regolare la figura dell’impianto urbanistico, sulla base di una idea di fondo che immaginava il paese e le Terme due luoghi distinti fisicamente, con una particolare attenzione al raccordo tra la storia dell’insediamento ed il progetto in atto. Due luoghi separati ma uniti da radici comuni dalla vicenda storica, economica e sociale della comunità sardarese.
Quella impostazione urbanistica fu fatta propria dagli Amministratori Comunali e Provinciali dell’epoca, fu imposta all’imprenditore concessionario (il Birocchi) e, da quel momento, avrebbe impegnato in qualche misura anche gli amministratori pubblici ed i pianificatori del futuro.
Gli Amministratori pubblici di fine ‘800, consapevoli delle delicate scelte che si apprestavano a fare, non scelsero ‘uno qualunque’, ma il celebre Gaetano Cima, primo urbanista della Città di Cagliari, colui che progettò le più importanti opere civili e religiose del suo tempo, quali l’Ospedale Civile e il Teatro Civico di Cagliari oltre a svariate Chiese e Cattedrali in tutta la Sardegna.
L’unica pianificazione successiva dell’area termale risale alla metà degli anni ’80 (del ‘900), quando gli Amministratori Comunali si posero il problema di creare un nuovo strumento urbanistico, il ‘Piano di Disciplina delle Zone Turistiche’, che coniugasse le più moderne esigenze dello sviluppo termale con il rispetto dell’ ambiente. Quella pianificazione, tenne nella dovuta considerazione l’impronta data all’area termale da Gaetano Cima e individuava con precisione delle ‘zone’ dove poter edificare gli impianti sportivi, altre dove edificare strutture produttive, gli alberghi, le aree verdi e i parchi, i parcheggi e gli impianti tecnologici e la nuova viabilità.
Ma non prevedeva la possibilità di edificazione di case per civile abitazione, non prevedeva alcuna ‘zona di espansione residenziale’ del centro abitato. Ritengo giustamente. Lo penso sulla base di considerazioni urbanistiche (una cosa sono le Terme, una cosa è il Centro Urbano), poi per logica e buonsenso (le zone di espansione si creano in adiacenza al Centro Urbano, e non alle Terme). Ma soprattutto perché bisogna prima vedere se esiste la necessità (cioè se mancano gli alloggi ed i terreni edificabili rispetto ai cittadini residenti) e, per saperlo, bisogna verificare lo ‘stock’ edilizio inutilizzato, sottoutilizzato o degradato (per esempio nel centro storico) e verificare se non sia opportuno fare una politica di incoraggiamento e di previsione normativa finalizzato al recupero sia delle abitazioni che del territorio urbano inutilizzato. Questo perchè il centro urbano andrebbe inteso, anche a Sardara, come la sede naturale di residenzialità, anche di quella temporanea legata alla frequentazione delle Terme ed è a Sardara che andrebbe realizzato ‘l’albergo diffuso’ con il recupero dei volumi ancora liberi e disponibili.
La residenzialità turistica negli alberghi delle Terme dovrebbe essere considerata integrativa rispetto a quella cittadina, proprio per limitare il più possibile le quantità edilizie nel compendio termale, affinchè questo possa conservarsi quell’oasi di tranquillità e benessere quale dovrebbe essere ogni località termale.
Ma siamo in tanti a chiederci: e oggi come stanno le cose? Quali le prospettive per il futuro delle Terme? Quali i propositi dell’attuale Amministrazione Comunale?
Quel che si sa è che si è aperto un acceso dibattito in Consiglio Comunale a seguito della approvazione di una variante al Piano urbanistico che stravolge del tutto quella idea di cittadella termale che nasce da attenti studi, da valutazioni e scelte lungimiranti fatte nel passato, di cui prima ho ricordato le linee fondamentali.
Da queste scelte e da questo dibattito il paese finora è stato escluso.
Dalle scarne notizie che trapelano, pare sia stata approvata una variante che prevede un’ampia zona adiacente alle Terme in direzione del paese, con una destinazione urbanistica che consente l’edificazione di case che dovrebbero diventare ‘l’albergo diffuso’ e che si dovrebbero affittare ai turisti.. Ma potrebbero anche essere abitate dai legittimi proprietari… o no? Potrebbero essere vendute e diventare un ‘paesino satellite’ di Sardara, che non avrebbe nulla a che vedere con il turismo termale. E poi pare non siano previste le strade, gli spazi verdi, i parcheggi…..insomma, un pasticcio.
Se ciò è vero, l’unica strada che si intravvede porta alla definitiva compromissione dei luoghi e dell’ambiente, al disordine urbanistico e, trattandosi di proprietà fondiaria estremamente frazionata, anche a qualche speculazione edilizia di qualche imprenditore senza scrupoli.
Sono dell’idea che questa eventualità vada assolutamente evitata. Si tratta di un imperativo per chiunque abbia il potere e la volontà di impedirlo.
E’ probabile che molte delle considerazioni fin qui fatte siano sfuggite agli attuali amministratori, è possibile che si siano sottovalutati i rischi connessi ad una normativa urbanistica a ‘maglie larghe’ anzi larghissime, come quella approvata. Se si tratta di un errore di valutazione, come io credo, si può rimediare, si è ancora in tempo. Ma subito.
Personalmente sono dell’opinione che ogni cittadino che abbia a cuore le sorti del proprio paese abbia il dovere di dire la sua opinione su argomenti di tale portata, anche di portare qualche critica, meglio se costruttiva, meglio ancora se ha qualche proposta da fare. E io intendo farla, in questi termini.
Si lasci invariata la previsione del Piano Urbanistico del 1985 che individua con precisione le aree destinate alla ricettività, con alberghi e strutture similari, con l’esclusione di case;
Si preveda per quelle stesse aree un Piano per gli Insediamenti Produttivi ‘Turistico’, con previsione delle stesse identiche procedure già attuate con successo per l’assegnazione delle aree nella Zona Artigianale (P.I.P.) con:
acquisizione da parte del Comune delle aree dei privati a prezzo di mercato;
creazione di lotti di dimensioni adeguate da assegnare ad imprenditori privati in diritto di superficie o di proprietà che abbiano i requisiti previsti da un apposito regolamento di attuazione;
In questo modo si avrebbero i seguenti vantaggi:
1) Il Comune potrebbe chiedere alla Regione i contributi per le opere di urbanizzazione, proprio come per i P.I.P. ‘artigianali’ (compito agevole visto che in Regione c’è una Giunta di centro-destra, dunque ‘amica’..);
2) Verrebbero superate le difficoltà spesso insormontabili in questi casi, che scaturiscono da un eccessivo frazionamento della proprietà terriera, che fa capo a decine di titolari;
3) I lotti avrebbero un prezzo contenuto e di sicuro interesse per gli imprenditori;
4) Verrebbe meno ogni tentazione speculativa di e l’Amministrazione Comunale avrebbe gli strumenti per controllare ogni fase del processo insediativo.
Ho proposto questo modesto contributo alla discussione che si è aperta sulla ‘questione Terme’ all’interno di Novas di Sardara, con l’auspicio che ciò possa alimentare il dibattito già ben avviato su una questione così importante per la nostra comunità.
Ho fiducia che in questo modo si possa, con il contributo di tanti, contribuire a migliorare idee e proposte. Ma con una discussione che va fatta ora, subito, anche perché, tra il passato ed il futuro c’è il presente, ci siamo noi, ciascuno con le proprie responsabilità, siano quelle di chi ha la facoltà di decidere, sia di coloro ai quali non resta altro che il dovere di denunciare le scelte sbagliate e di fare qualche proposta per cercare di correggerle.

ROBERTO MONTISCI

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STOP ALL’AUTOVELOX SELVAGGIO


Una direttiva del Ministro dell’Interno ha dato l’alt all’uso selvaggio dell’autovelox da parte dei comuni, che troppo spesso lo davano in appalto ai privati “per fare cassa” e talvolta per truffare gli automobilisti. D’ora in poi lo potrà utilizzare solo la polizia di Stato.


Anche il nostro comune è stato coinvolto in profondità in questa vicenda, per cui merita parlarne sia per il numero elevato di cittadini interessati, sia per il modo con cui l’amministrazione comunale ha gestito la vicenda facendo sorgere delicati problemi di trasparenza amministrativa, di corretta informazione dei cittadini e di coerenza di comportamenti. Tutte questioni utili a individuare per l’ oggi e per il domani che cosa deve essere un corretto modo di amministrare.
La nostra giunta comunale ha fatto largo uso dell’autovelox per il controllo del traffico utilizzando una convenzione con una società privata per l’istallazione e la gestione del servizio. La decisione è stata presentata sulla stampa dal sindaco come dettata dalla volontà di mettere finalmente ordine colpendo senza pietà i fracassoni e chi con la velocità eccessiva mette in pericolo l’incolumità pubblica, specie quella degli anziani e dei bambini. Si riprometteva cioè di riportare ordine e legalità.
Gli apparecchi di rilevamento della velocità sono stati istallati nelle strade comunali, ma anche nella provinciale per San Gavino, dove per i bassi limiti di velocità era ancor più facile colpire di sorpresa e fare cassa, molta cassa. La conseguenza è stata che ad un gran numero di sardaresi sono state recapitate multe molto esose. Quando lo sconcerto degli automobilisti è cresciuto e le proteste sono diventate sempre più virulente il sindaco ha scaricato tutte le responsabilità sulla società privata e sui vigili urbani dimenticando di averli incaricati con apposita delibera della giunta ed è arrivato a promettere la restituzione delle contravvenzioni, dimenticando gli impegni contrattuali con l’appaltatore.
Molti hanno pagato, numerosi si sono rifiutati, altri ancora si sono rivolti a legali di fiducia facendo ricorso al giudice di pace. Si è poi avuto notizia di casi in cui il giudice di pace ha dato ragione ai ricorrenti e torto al Comune, condannandolo a pagare anche le spese legali. L’Amministrazione comunale quindi, lungi dal restituire i soldi delle multe, si è costituita in giudizio. Poi l’attenzione è calata e non si è praticamente saputo più nulla. Ora però la conclusione imposta dal governo rende necessaria anche a Sardara una parola di verità e un’informazione completa su quello che è avvenuto.
Sarebbe pertanto opportuno che gli amministratori chiarissero quanti siano gli automobilisti colpiti dalle multe per eccesso di velocità, quanto sia stato pagato e quanto invece no, quanto sia stato incassato dal Comune e quanto invece sia finito nelle tasche della società appaltatrice. Merita attenzione anche sapere quanti siano i casi in cui il Comune sia stato trascinato in giudizio e quanto siano costate le condanne del giudice di pace.
Chiarire questi punti ha oggi importanza soprattutto per definire per l’oggi e per domani il modo di procedere che deve seguire chi va in Municipio per amministrare. Oggi, come è evidente, è sempre più necessario un modo di amministrare non solo teso ad assumere efficacemente le decisioni, ma viene richiesta una funzione di guida politica e, in senso lato, anche morale. Questo ruolo però si può esercitare se si ha credibilità ed autorevolezza, se con gli amministrati si conserva un rapporto di correttezza, se si spiega ciò che è necessario fare e come lo si vuole conseguire, se si opera coerentemente trattando tutti i cittadini allo stesso modo. Indispensabile è poi dare continuamente un’ informazione corretta e completa. Ed è per questo che si attenderebbero notizie da Piazza Gramsci, magari utilizzando il sito web del Comune.
Cerberus.

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lunedì 24 agosto 2009

UNA SCUOLA SBAGLIATA


Manca una ventina di giorni alla ripresa dell’attività scolastica e nelle famiglie compaiono nuovi zainetti, quaderni, colori, matite…, non si sa ancora però dove le mamme dovranno accompagnare i bambini che devono frequentare la scuola per l’infanzia.


La loro scuola infatti è diventata un cantiere, con i muratori che ci devono lavorare ancora a lungo. L’Amministrazione comunale con un finanziamento ottenuto dalla giunta Soru ha appaltato per un importo di 239.500 euro i lavori di ampliamento della scuola elementare di via Campania, da utilizzare come scuola materna. L’impresa ha sei mesi di tempo per completare le opere e, salvo imprevisti sempre possibili, potrebbe consegnare le nuove aule a fine anno. Gli amministratori avrebbero dovuto comunicare alle famiglie la soluzione individuata per consentire la frequenza dal primo giorno di scuola, ma lo faranno dopo l’interruzione agostana.
La soluzione scelta è la più funzionale o ce n’erano delle migliori? La scelta è sbagliata per alcune ragioni. L’ampliamento della scuola elementare con aule per la scuola dell’infanzia ci priva di spazi e di locali necessari alle vita scolastica dei bambini dai cinque ai dieci anni. Se prima delle scelta fatta si fosse ripreso in mano il Progetto Generale della scuola elementare, elaborato prima della costruzione del caseggiato esistente, ci si sarebbe accorti che proprio in quell’area erano previsti locali ( cucina, mensa…) indispensabili per organizzare il tempo pieno. In questi anni non sono stati realizzati e non ci si è posto il problema. In molti paesi vicini tuttavia la scuola a tempo pieno è operativa e non si capisce perché Sardara debba essere l’unico comune in cui non è neppure possibile organizzarla. Oggi, è vero, non è stata richiesta, ma se le preferenze delle famiglie in futuro dovessero cambiare non troverebbero una risposta positiva solo perché oggi facciamo una scelta non sufficientemente meditata. E per rispondere positivamente si dovrebbe forse demolire ciò che si costruisce oggi? E tutto ciò avviene mentre disponiamo di un notevole patrimonio di strutture scolastiche a disposizione.
In secondo luogo che tipo di complesso architettonico verrà fuori da questo innesto? La scuola elementare è e può essere costruita su due piani, la scuola dell’infanzia solo al piano terra ed in più deve rispondere a esigenze diverse con conseguenze anche sul piano dell’immagine esterna. Speriamo solo che il tecnico incaricato riesca ad armonizzare bene le due parti evitando nell’aspetto un effetto sgradevole ed il caos dell’ “edile non finito”. Ben diverso sarebbe stato ricostruire la scuola dell’infanzia nell’area di via Trento armonizzando l’edificio con l’adiacente centro storico e contribuendo a renderlo vitale.
Infine la scelta di restare in via Trento avrebbe consentito, nella fase di esecuzione dei lavori di evitare qualsiasi disagio ai bambini.
Che cosa ha spinto gli amministratori a favorire questa soluzione? E’ probabile che si speri in una riduzione dei costi dei servizi scolastici. Se fosse così ci troveremo di fronte ad un atteggiamento classico della destra, che punta sempre a limitare l’istruzione dei ceti popolari e privilegia la scuola privata rispetto a quella pubblica. Forse è il caso di ricordare che a suo tempo la destra si dichiarò contraria alla creazione a Sardara della scuola media obbligatoria perché avrebbe reso impossibile trovare manodopera a buon mercato, ad esempio per portare al pascolo i buoi.

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COME ERAVAMO 150 ANNI FA

Si numerano anime 2400, distinte in maggiori di anni 20 maschi 598, femmine 590, e in minori, maschi 552, femmine 560, distribuite in famiglie 570.


Lodasi il carattere dei sardaresi, perché studiosi del lavoro, rispettosi della legge, delle autorità e delle persone onorevoli, pacifici, religiosi e sobri: quindi i delitti sono rarissimi.
Considerati nel fisico sono persone robuste e di forte sanità, ma di migliori forme gli uomini, che le donne. Le malattie più frequenti e spesso micidiali sono le flogosi addominali nell’inverno e nella primavera, e le febbri periodiche e perniciose. Muoiono molti di dolore laterale talvolta per la poca attenzione a premunirsi contro le brusche variazioni atmosferiche. Non sono rari gli ottuagenari e vedonsi esempi di longevità secolare nella classe meno disagiata.
Per la cura della salute si hanno un dottore chirurgo, 2 flebotomi, 2 farmacisti: per le partorienti 2 levatrici.
La vaccinazione si fa con rare contraddizioni.
In numero medio si computano annualmente nascite 80, morti 45, matrimoni 20.
I guadagni dei figli e delle figlie lasciansi ai medesimi, e con questo provvedono per il matrimonio i giovani acquistando gli strumenti agrari, il carro e i tori, le fanciulle tutto quello che serve per l’addobbo della casa.
Sono applicate all’agricoltura persone 740, de’ quali 490 maggiori e 250 minori; alla pastorizia 80, a’ vari mestieri di ferrari, falegnami, muratori, fabbricatori di mattoni e tegole, sarti, calzolai, sellai 65, carrettieri 50. Di questi mestieranti non pochi sono compresi nel novero degli agricoltori.
Nelle professioni liberali sono a notarsi cinque notai, e quelli che s’indicarono nella cura della salute pubblica.
Le famiglie dei nobili sono tre, gli Orrù, i Serpi e i Diana. Le più ricche saranno dieci, le benestanti 40, le poco o nulla agiate 460.
Le proprietà sono maldivise, perché le 50 maggiori sono due terzi di tutta la massa delle proprietà. Se altro non si possiede si ha almeno propria la casa.
Quasi in ogni casa si ha il telaio, e nelle più agiate, dove sono molte ancelle, ve n’ha due o più. Lavorasi in lana e lino, e si fabbricano tele e coperte di letto (fanugas) per il proprio uso.
Le ricreazioni pubbliche si riducono a’ soli balli nei giorni festivi. Lo zampognatore conducesi dai giovani, e questi contribuiscono tanto di grano per ciascuno, che si ha una somma di circa 30 starelli.
La scuola primaria frequentasi da circa 20 fanciulli con pochissimo profitto. Le persone che in tutto il paese sappiano leggere e scrivere, esclusi i preti, non sono più di 20.
Il consiglio comunale è composto di 7 soggetti.
Il corpo barracellare per la custodia delle proprietà non ha più di 17 uomini, compreso il capitano.
Angius- Casalis. Dizionario.

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