Pubblichiamo l'elenco dei Sindaci di Sardara dal 1866 al 1992.
http://www.novasdisardara.it/sindaci%20di%20sardara.pdf
giovedì 11 marzo 2010
Sindaci di Sardara
mercoledì 10 marzo 2010
12 MARZO SCIOPERO GENERALE CGIL
sabato 6 marzo 2010
ASSOCIAZIONE CINOFILA SARDARESE
Prima di presentare le prossime iniziative che l’Associazione Cinofila Sardarese ha già programmato diamo in poche righe alcune informazioni su tale Associazione.
Nasce cinque anni fa da un gruppo di amiche/amici appassionati cinofili che si sono costituiti in associazione dandosi uno Statuto; lo spirito e le finalità sono ben sintetizzate nella prima parte dell’art. 4 dello Statuto che così recita: ”L’Associazione è autogestita dai soci volontariamente e gratuitamente, è un’associazione apartitica, senza fini di lucro e commerciali che ha lo scopo di realizzare luoghi d’incontro e iniziative di carattere ricreativo, culturale, cinofilo, sociale e sportivo, organizzando, sempre senza fini di lucro, i servizi che si rendessero necessari o utili per il raggiungimento o la migliore realizzazione degli scopi dell’Associazione […]”.
E’ proprio l’organizzazione di iniziative sportivo-ricreative e culturali che vede l’Associazione promotrice di due eventi: il primo si svolgerà domenica 7 marzo 2010 ed è la “ Prima verifica zootecnica per cani da ferma a livello amatoriale”. Il secondo evento consiste in un seminario che si svolgerà sabato 13 marzo 2010 dal titolo “Gestione faunistica e attività venatoria”.venerdì 5 marzo 2010
LE TERME E LE STRUTTURE ...PARATERMALI
Agli inizi del secolo l'amministrazione comunale di Sardara aveva provveduto ad apprestare poco più in là delle sorgenti termali a ponente della strada per Pabillonis, un regolare impianto di lavatoio ampio e coperto, alimentato dalle acque appositamente convogliatevi con buona condotta dalle terme stesse. Le acque naturalmente vi giungevano caldissime e ricche di sodio ed erano particolarmente valide per il bucato. (sa lissia). (1)
L'uso del lavatoio delle Terme è stato normale per i Sardaresi fino a poco meno di trent'anni fa.
Era uso settimanale per le figliole (is bagadias) di famiglia e per le “lissieras” salariate – assestatesi in capo sul cercine (su tidili) la cesta di vimini e canne ( su cadini) colma di panni da lavare, - a piccoli gruppi ciarlieri scendere già prima dell'alba al lavatoio delle Terme nell'intento di occupare “is primus laccus”che avevano il vantaggio dell'acqua più abbondante e meglio calda.
Una costumanza, creata dalla necessità, fastidiosa e pesante non c'è dubbio, incomprensibile ai nostri tempi, ma anche – allora – gradevole, soprattutto alle giovani, e qualche volta avventurosa. Il lavatoio, è facile immaginarlo, era allora, più che oggi il mercato, la piazza delle ciarle, delle notizie, e qualche volta degli alterchi e dei rimbecchi, di tutto quell'incontro variamente femminile che si protraeva dall'alba al tramonto, quando ritirati i panni dai pruni, ci si rimetteva in cammino per una prima sosta alla chiesetta , poi, difilato, fino al paese.
Le gualchiere.
Più a basso del lavatoio esistevano le gualchiere (is craccheras) costruite anch'esse, con modalità e comodità abbastanza efficaci, nel sito, dove già in antico, avevano avuto luogo strutture similari plurime piuttosto rudimentali e primitive, note, dai gruppi che le frequentavano, col nome di “craccheras de Forru, de Pabillonis, de S. Aingiu, de Sardara”. Altre per la vicinanza alla chiesa erano dette “craccheras de cresia”.
Le gualchiere erano strutture tecnicamente idonee per la “caldatura” della lana, per la macerazione (indruccai) del lino e particolarmente per l'ammollimento, per via della scalpicciatura coi piedi, (caccigai) dell'orbace.
Queste ebbero a concludere la loro funzione storica già prima che il vicino lavatoio, per la diminuita coltura agricola del lino, per il fatto che la lana facilmente commercializzata si era sottratta al lavoro grezzo e primordiale delle famiglie, e di conseguenza perché, cambiati i costumi e gli usi, s'era ridotto e poi scomparso, almeno nella zona, l'uso del tessere artigianale dell'orbace.
Il mulino a vento.
Pensato e attuato dall'amministrazione Birocchi-Asproni, estroso e originale nella zona appariva ancora nel 1940 il monumentale mulino a vento, che gigantesco elevava le sue pale a venti metri d'altezza, e che si presentava d'improvviso a chi, venendo da Sardara, si affacciava appena al limite del lato occidentale della tenuta propriamente delle Terme.
L'enorme aerea ruota a pale metalliche, che agilmente rotava all'urto anche leggero del vento, dominava su un potente traliccio in ferro poderosamente agganciato sulla sponda di un bacino che accoglieva le acque termali. Queste , captate dal congegno meccanico, venivano sospinte per quasi un chilometro fino al poggio sovrastante “l'albergo”, e di qui, raffreddate in apposite vasche all'aperto, erano distribuite a tutto lo stabilimento.
Con l'avvento dell'energia elettrica, questa sostituì contro le enormi pale la spinta del vento, quindi liquidò la ruota e le pale semplificando tutto con un “ridicolo” piccolo motore...
“Su forr' e sa teula – Su forr'e sa cracina”.
Ma... non stiamo divagando con minuzie di poco o nessun conto, pur nel conto del modestissimo argomento che stiamo trattando? Può darsi!... ma, ci sia consentito – almeno per amor di toponomastica locale, anch'essa usuale più che ufficiale, - precisare che quando i Sardaresi, per intendersi fra loro, parlano “de su forr'e sa cracina”, “ de su forr'e sa teula”, intendono località dove, in tempi neppure antichi, appena sotto il secolo, l'amministrazione Terme aveva fatto sorgere impianti tecnici non indifferenti per quei tempi, per la cottura delle pietre per la calce, e per la fabbricazione e la cottura dei tegoli: impianti che non avevano uno scopo commerciale ma soltanto lo scopo di rendere autosufficiente l'azienda Terme nell'approvvigionamento del materiale e dei manufatti, che erano normalmente di apprestazione artigiana, in misura del fabbisogno dei suoi più vistosi lavori in cantiere.
Di quelle apparecchiature e strutture oggi non c'è quasi vestigio, all'infuori che nella parlata locale, per la quale è chiaramente indicativo di un sito dire: “acccanta”, “a palas” “de su forr'e sa teula” o “de su forr'e sa cracina”.
Mons.Abramo Atzori. Sacerdote sardarese. 1980.
( 1 ) Ad essere esatti, il lavatoio fu costruito dalla stessa Amministrazione Birocchi in ottemperanza a precise clausole del contratto intervenuto col comune di Sardara. Altre clausole di detto contratto pare abbiano riguardato la sistemazione viaria di tutto lo stabilimento e la piantagione in zona dei pini e degli eucaliptus. Precisiamo anche che in tutti gli imponenti lavori eseguiti nelle terme l'Amministrazione Birocchi ebbe valido ed intelligente collaboratore l'impresario edile sardarese Antonio Onnis Grussu che fu poi diverse volte sindaco di Sardara, e che aveva discreta proprietà nelle Terme stesse. Morì nella sua casa, oggi dei Rodriguez, nel 1912. Il cippo funerario di qualche pregio, che esiste di lui nel camposanto di Sardara, è opera de Sartorio.
C E N T R I S T O R I C I
Quattro giorni prima, il 23, un gruppo di genitori della scuola dell’obbligo, organizza al Cineteatro, un incontro-dibattito sulla lingua sarda. Questa vivacità culturale, almeno da parte dei privati, dimostra che a Sardara è ancora vivo l’interesse per argomenti di un certo spessore che si discostano dal solito trantran festival-ricreativo che, da un po’ di tempo, sembra imperare nel nostro paese. Dopo il nuragico del prof. Ugas, il periodo romano del prof. Momo Zucca, si arriva al contemporaneo con una bella lezione del preside di architettura dell’Università di Cagliari Antonello Sanna su "Cultura e tecniche per il recupero dei Centri storici". Bene ha fatto il presidente del Circolo Arci, Eligio Piras, a ricordare nell’introduzione le varie tappe del percorso che si è dovuto affrontare per giungere alla bella realtà del nostro Centro storico attuale. Cosa utile soprattutto ai giovani al di sotto dei trent’anni. Non si può ignorare (per capire la storia recente di Sardara) che a metà anni 70 del novecento, si era di fronte ad un bivio che avrebbe cambiato la storia, non solo urbanistica, del nostro paese. I fautori di un malinteso senso della modernità sostenevano che i tempi moderni avevano le loro esigenze. Il dio macchina, ormai alla portata di tutti, necessitava di strade larghe, possibilmente dritte e naturalmente asfaltate. Servivano slarghi per parcheggi. Quindi le intenzioni di quelli che io ho sempre chiamato il P.d.R. (Partito della Ruspa), erano chiare: far pulizia del Centro storico, adeguare al vivere moderno le strade e le costruzioni del nostro paese, omologandolo e rendendolo simile a tanti altri: anonimo e insignificante, fotocopia di altre realtà che con noi non avevano niente a che fare. Se questo modo di pensare avesse prevalso, ci avrebbero strappato le radici, rubato l’anima, dissolto storia e memoria. Una tragedia immane che nessun potere o ricchezza umana avrebbero potuto riparare. Immaginate al posto di Villa e Casa Diana, di piazza Emilio Lussu una serie di quattro o cinque case (sì anche questo venne proposto), o peggio di un paio di villette copiate da chissà quale altra realtà. Per fortuna, grazie anche all’impegno e alla lungimiranza di un gruppo di giovani, questo disegno venne sconfitto. E si andò in tutt’altra direzione. Eligio Piras ha ricordato il Piano particolareggiato del Centro storico di cui Sardara si dotò nella prima parte degli anni ‘80 (fu tra i primi e pochi paesi della Sardegna a farlo), che consentì di intervenire e operare. Io ricordo le diffidenze iniziali dei cittadini, alimentate anche e soprattutto dal P.d.R. : " . . . non si può far nulla, è impossibile intervenire ". Invece non era così, bisognava soltanto rispettare le regole, e il nostro Centro storico pian piano divenne (a dispetto di tanti) quello che oggi molti ci invidiano. Il prof. Antonello Sanna queste cose non le sapeva ma nella sua esposizione trovavano autorevole conferma. L’amore per il Centro storico che traspariva negli interventi, era lo stesso che ha spinto il prof. Sanna a tornare a risiedere nella casa paterna nel Centro storico della " Marina " di Cagliari. Ma lui ha parlato con passione non solo della sua storia personale, ha dato anche precise indicazioni al folto gruppo di giovani tecnici presenti alla conferenza. Ha illustrato parecchi esempi di intervento conservativo e di costruzione ex novo inseriti nel tessuto storico di città europee. Con l’ausilio di disegni e di belle fotografie ha mostrato quanto è possibile fare, anche nei piccoli centri, se si è convinti della valenza, non solo culturale, del patrimonio storico che tutti possiedono. All’Università, nel dipartimento da lui presieduto, ha messo a punto alcuni manuali (consultabili nel sito della regione sarda) che riguardano " Cultura e tecniche per il recupero dei Centri storici". Se tutto ciò potrà essere utile a quanti hanno avuto l’interesse e il piacere di prendere parte alla conferenza, gli organizzatori ne saranno particolarmente soddisfatti e orgogliosi.
Luigi Melis
TERME PREZIOSE
L'architetto francese, autore della Grande Bibliothèque di Parigi e di piazza Garibaldi a Napoli – ha sbaragliato altre sei proposte di archi-star internazionali con un “luogo nel luogo”che vuol far rivivere i fasti di questa località nel secolo scorso. Ispirato ai panorami alpini, il profilo scultoreo dello stabilimento fa pensare ad un cumulo casuale di macigni di pietra, come fossero residui di una frana scivola da un ghiacciaio. Un'architettura dall'aspetto precario e insieme imponente, affilata come i cristalli di roccia della Val Brembana e resa possibile da una tecnologia innovativa – di cui però lo studio Perrault non svela per ora i dettagli – che consente di mescolare vetro e minerali per ottenere un materiale simile alla pietra, ma in grado di far filtrare la luce negli interni come attraverso una superficie di alabastro. Bagliori colorati che penetreranno nelle sale curative per accrescere l'atmosfera meditativa, una poesia in forte contrasto con la violenza naturale della roccia e del paesaggio circostante. Appoggiato alla montagna, il centro termale si allunga sul grande parco dell'adiacente storico casinò liberty e sarà parte di un complesso “benessere a sette stelle” che prevede il fashion mall e residenze di lusso, hotel, giardini, centri sportivi e persino un museo dell'acqua. La costruzione è attesa entro il 2012, sarà un tassello della rete di accoglienza dell'Expo Milano 2015 e nasce grazie a un investimento di oltre centocinquanta milioni di euro, destinati al rilancio turistico della zona.
Testo di Irene Guzman. Da un inserto settimanale del Corriere della Sera.
San Pellegrino Terme è un comune di 4.962 abitanti posto a 354 m. sul livello del mare e a 24 Km. da Bergamo. Ha conosciuto un periodo d'oro di sviluppo dai primi anni del novecento. Oggi cerca un rilancio ed è significativo il modo con cui lo fa.
lunedì 1 marzo 2010
L'OBBLIGO DELLA TRASPARENZA
Sono queste le parole con cui la COVIT, la Commissione Indipendente per la Valutazione e l'Integrità, un organismo nazionale costituito sulla base del Decreto Legislativo n. 150 del 2009, ha fatto scattare l'operazione trasparenza nelle amministrazioni pubbliche, statali, regionali e locali. Entro il 30 marzo i comuni e le altre amministrazioni dovranno comunicare l'avvenuta attivazione sui propri siti web della sezione “Trasparenza”.
Che cosa dovranno contenere questi siti web? Tutte le decisioni delle amministrazioni, i loro regolamenti, i loro programmi, i nomi, il recapito telefonico e l'e-mail dei funzionari a cui i cittadini possono rivolgersi per i loro problemi. I comuni devono pubblicare le delibere del Consiglio Comunale e della Giunta Municipale in ordine cronologico con le decisioni assunte e la loro motivazione. Inoltre dovranno essere consultabili le determinazioni dei vari funzionari che attuano i programmi varati dagli amministratori. Dovranno essere facilmente raggiungibili tutti i regolamenti comunali (Regolamento edilizio, Regolamento di Polizia amministrativa, Regolamento degli appalti...), i programmi dell'Amministrazione, gli appalti affidati, gli incarichi di qualsiasi natura attribuiti ai dipendenti e al personale esterno.
Moltissime amministrazioni comunali hanno da tempo dei siti internet ricchi di informazioni e di documenti e spesso si presentano come una casa di vetro. Il Comune di Sardara invece è tra quelli meno virtuosi, meno trasparenti. Evita accuratamente di pubblicare gli atti amministrativi. Per mettersi al passo c'é quindi molto da fare. Si tratta infatti di garantire un diritto costituzionale a tutti i cittadini. Sottoporsi volontariamente ad un aperto controllo sociale costituisce inoltre lo strumento per assicurare un modo di amministrare imparziale, capace di evitare errori, ingiustizie, sprechi. Se ad esempio si fosse operato più alla luce del sole oggi il Comune non si troverebbe nel mezzo del pantano dei lavori nell'albergo termale.
R.C.